La famiglia Mottola sembra ormai avere il fiato sul collo: le nuove indagini sulla morte di Serena Mollicone procedono di sviluppo in sviluppo e avrebbero individuato il ruolo dei vari indagati (l’ex maresciallo Franco Mottola, Marco e la moglie). Secondo alcune fonti, dalle analisi trapelerebbe che sarebbe stato proprio il 18enne Marco Mottola ad uccidere Serena, picchiandola e sbattendo la sua testa contro la porta e procurandogli una lesione non mortale ma bastevole a stordirla. La ragazza, successivamente, è stata soffocata con una busta di plastica e del nastro adesivo appiccicato su naso e bocca.

Il suo corpo è poi stato abbandonato in un boschetto ad Anitrella.

Accuse gravissime

Da sempre, i Mottola hanno negato di aver qualsiasi tipo di ruolo nell’omicidio di Serena Mollicone. Al tempo ci fu un processo al carrozziere Carmine Belli (accusato dell’omicidio e incarcerato per un anno e mezzo, ma assolto con formula piena) e l’iscrizione al registro degli indagati del fidanzato di Serena dell’epoca (poi sollevato da qualsiasi sospetto). Dopodiché, i sospetti si sono concentrati sempre di già sui Mottola e la doppia riesumazione del cadavere ha dato modo di concludere che Sara sarebbe stata effettivamente uccisa nella caserma dei carabinieri (ci sono minuscole tracce del legno della porta della stanza sul retro della caserma sul cranio della ragazza).

Le accuse per i 3 sono pesanti: omicidio volontario, occultamento di cadavere e (per i genitori) concorso in omicidio.

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Ci sarebbero altre due forti accuse, a due altri carabinieri: uno sarebbe accusato di istigazione al suicidio ai danni di Santino Tuzi (piantone della caserma che disse di aver visto entrare Serena, quella mattina, ma non uscirne) e favoreggiamento.

Si dichiarano innocenti

Marco mottola adesso è un uomo e si è sempre difeso dalle accuse: non ha mai lasciato Arce ed ha raccontato più di un anno fa a Quarto Grado di non sapere perché sarebbe indagato. Su Tuzi, ha in passato detto: “So alcune cose ma preferisco non andare oltre perché parliamo di una persona che non c’è più”. L’avvocato della famiglia si sbilancia a definire infondate le accuse verso i Mottola, come riferisce Il Messaggero: “Mi spiegate, allora, perché tutti gli esami eseguiti sulla famiglia Mottola hanno dato esito negativo? E mi riferisco al Dna, alle impronte, ai capelli… Come mai tutte scagionano i miei assistiti?”.

Dubbi, da parte del legale, anche sulla questione della porta: “E poi basta ricordare che ogni delitto obbedisce a una logica. E le pare che se veramente Serena fosse morta contro quello spigolo, la porta sarebbe rimasta lì? Se davvero la famiglia Mottola fosse stata responsabile, avrebbe avuto tutto il tempo per farla sparire. E invece, dopo 13 anni, la porta era ancora lì, al suo posto. Non solo: ma quella porta appartiene non all’appartamento del maresciallo, ma a quello adiacente che era disabitato”.

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