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Parlare di pedofilia all’interno della Chiesa non è solo opportuno ma acquisisce un valore aggiunto nell’intento di scavare a fondo, di sotterrare un reato reiterato, infangato, nascosto, una piaga reale che merita la giusta attenzione nonché la giusta ammissione, nonché condanna. Parlare di pedofilia all’interno della Chiesa è un dovere a cui non si è sottratto Papa Francesco, in questo momento impegnato in Summit specifico sul tema in Vaticano che avrà luogo fino al 24 febbraio. Nel corso del summit hanno avuto particolarmente rilievo le video testimonianze di alcune vittime di pedofilia.

Summit sulla pedofilia: una vittima, abusata per 13 anni

La pedofilia è un crimine che non può essere giustificato con la più banale “repressione sessuale” derivante dello status di celibato forzato imposto agli uomini di Chiesa.

Se si trattasse di mera repressione, la sua trasgressione potrebbe sfociare nell’eterosessualità adulta. La pedofilia è di fatto un fenomeno molto più complesso, un reato tra i peggiori al mondo con cui la Chiesa è chiamata a confrontarsi. A riprova di ciò, le video-testimonianze trasmesse in corso del summit indetto da Papa Francesco, sono particolarmente esplicative. “Dall’età di 15 anni – racconta una vittima di abusi – Ho avuto una relazione sessuale con un prete.

 È durato 13 anni. Sono rimasta incinta 3 volte, e mi ha fatto abortire 3 volte. Molto semplicemente perché non voleva usare profilattici o metodo contraccettivi“. La donna in questione, di origine africana, è solamente la protagonista di una delle 5 video-testimonianze.

Pedofilia in Vaticano, una vittima:

Papa Francesco, impegnato al Summit sulla Pedofilia in Vaticano dal 21 al 24 febbraio

La fiducia delle vittime

La testimonianza della donna solleva, ancor più, domande sulla natura del rapporto tra abusato e prete, il modus operandi dell’abusante che fa leva sull’implicita fiducia in lui riposta dalla vittima.

Mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva“. Gli abusi avvenivano direttamente nei “luoghi sacri”, nel centro di accoglienza diocesano. Non c’è futuro per chi ha subito abusi, i loro racconti sono il resoconto di esistenze fatte a frantumi: “I preti e i religiosi hanno modo di aiutare e allo stesso tempo anche di distruggere: devono comportarsi da responsabili, da persone avvedute“.

Su questo, concordato tutti i testimoni: “Le conseguenze sono evidenti – chiosa un’altra vittima – Sotto tutti gli aspetti, e rimangono per tutta la vita“.

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Miscredenza e aberrazione

Ma c’è molto di più: parlare di pedofilia all’interno della Chiesa significa affrontare una seconda grave conseguenza che riguarda la credibilità. Chi denuncia di essere stato abusato da un prete, prima di poter trovare ascolto deve confrontarsi con un muro di omertà che lo dipinge come “nemico della Chiesa“, isolato, incompreso.

La miscredenza è solamente il passo prima della della più assoluta volontà di screditare l’abuso, cancellandolo dalla memoria solamente di chi non l’ha subìto: “Ogni volta che ho parlato con i Provinciali e con i Superiori maggiori – racconta un uomo asiatico, tra le vittime di pedofilia – Questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusi e questo a volte mi uccide“.