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Sembra essere arrivato l’ultimo rintocco di campana per Harald Espenhahn e Gerard Priegnitz: rispettivamente AD e dirigente di ThyssenKrupp al momento in cui un incidente avvenuto nel 2007 nello stabilimento torinese uccise 7 operai, i due sono a piede libero nonostante le condanne.

I manager italiani già in carcere

I due vertici dell’azienda, dopo le sentenze a 9 anni e 6 anni e 10 mesi in Cassazione, erano fuggiti in Germania. Nel loro Paese, per procedere all’arresto, è necessario che la magistratura tedesca esamini le carte processuali e si assicuri che il processo sia stato equo: ora, il Tribunale di Essen ha decretato con una sentenza che il mandato d’arresto può essere concretizzato.

Per via della legislatura tedesca, però, la pena non potrà essere per i due maggiore a 5 anni di carcere (massimo previsto in casi di omicidio colposo)

I manager italiani dell’azienda stanno già scontando la loro pena: Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri stanno scontando rispettivamente 7 anni (Pucci) e 8 anni di carcere. La pena più alta è stata quella data a Daniele Moroni (9 anni). I 4 dirigenti hanno quasi finito di scontare la loro pena. Rimane dunque una certa amarezza per quanta fatica è stata necessaria per arrivare fino a questo momento, come ha fatto presente Laura Rodinò, sorella di una delle vittime come riporta Sky TG24: “Siamo stufi, l’Italia non deve permettere una cosa del genere.

Quei due assassini sono stati condannati in Italia e devono rispettare la legge italiana, non ci importa niente di quella tedesca. Certo sono contenta che i giudici tedeschi abbiano preso questa decisione, ma perché solo dopo tutto questo tempo e solo dopo che li abbiamo ‘stanati’ con la nostra battaglia? Ce ne hanno fatte passare talmente tante, che non possiamo non pensar male”.

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Antonio Boccuzzi, unico superstite del rogo (credits: Ansa/Stringer)

Fuga a casa

Priegnitz e Espenhahn invece erano tornati, nel 2016, in madrepatria, scatenando l’ira di chi al rogo ThyssenKrupp era sopravvissuto ma aveva visto morire amici, colleghi e famigliari.

Ora, per molti, è il momento di festeggiare (anche se il provvedimento in questo momento è sospeso, perché la difesa ha fatto appello): tra questi molti c’è anche l’ex Pm Guariniello, che al tempo si occupò del caso: “L’importante è che i dirigenti tedeschi scontino le pene, come avvenuto per i manager italiani. Sono passati tanti anni dalla tragedia, ma questo è un giorno importante perché giustizia è stata fatta”.

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Dopo il rogo