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Oggi in aula, a testimoniare per il processo Cucchi-bis, c’era un volto molto importante. Vittorio Tomasone, generale di corpo d’armate, era già un volto importante quando Cucchi morì al Pertini di Roma e ancor di più lo è adesso che, a 9 anni di distanza, si rivela essere pedina fondamentale nel processo Cucchi. Fu lui, infatti, che la sera del 30 ottobre 2009 riunì in una riunione tutti coloro che erano entrati in contatto con Cucchi per capire il ruolo di ciascuno ed elaborare una strategia per affrontare la tempesta in arrivo.

Oggi, in aula, Tomasone ha dichiarato di non ricordare molte (troppe?) cose di quei giorni.

A colmare le sue lacune è stato, come spesso è già accaduto durante questo processo, il pm Musarò: l’ “uomo dell’accusa” ha infatti rivelato altri fatti emersi dalle indagini, tra cui l’inconsapevole ruolo che l’allora ministro Angelino Alfano ebbe nel veicolare (senza purtroppo saperlo) informazioni false sull’omicidio di Stefano.

Giovanni Musarò oggi in aula ha sollevato tappeti e svelato polvere con l’energia e la determinazione con cui ormai siamo abituati a vederlo agire. Nello spiegare quello che si è scoperto riguardo ai giorni immediatamente successivi alla morte di Stefano, tocca 3 punti fondamentali: la diffusione di informazioni false, il purtroppo inconsapevole ruolo di Alfano nella vicenda e la gestione dei risultati medico-legali da parte dell’arma dei carabinieri.

L’informativa del 3 novembre

Subito dopo la morte di Stefano, per giorni tutto tacque all’interno dell’Arma. Poi uscirono le foto del cadavere diffuse da Ilaria Cucchi e si scatenò il putiferio: occorreva fare qualcosa, il caso Cucchi non era più sconosciuto né innocuo per i carabinieri coinvolti. Rocambolescamente furono redatte, su ordine di alti vertici, annotazioni false che parlavano di un Cucchi già debilitato che arrivava in stato di gracilità al momento dell’arresto e che, soprattutto, non mostrava segni di violenza durante l’udienza per direttissima.

Ora sappiamo che non fu così: Stefano era magro ma sano e in aula, durante l’udienza, non stava bene: il padre aveva notato i segni sul suo volto e un audio dimostra che lo stesso dichiarava di non stare “tanto bene”. In merito all’ormai celebre riunione del 30 ottobre, Tomasone si è giustificato dichiarando: “Il motivo della riunione era anche quello di cogliere dal loro viso la reazione a quanto avevano scritto”. Tomasone, ad ogni modo, prende le distanze dall’idea che la falsificazione degli atti possa essere avvenuta su sua indicazione: “Non sapevo che fossero state redatte due versioni delle stesse annotazioni (sulla salute di Cucchi).

Il tenente colonnello Cavallo si rapportava direttamente a me ed eseguiva le mie disposizioni, ma sicuramente non ebbe da me la disposizione di modificare le annotazioni”.

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Il corpo di Stefano Cucchi

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Il 3 novembre, giorno dell’informativa in ministero di Alfano, il ministro dovette però basarsi su ciò che gli era stato detto e fatto leggere e il falso finì ovunque: sui giornali, in televisione, in radio.

A spiegarlo perfettamente è proprio Musarò in aula: “L’appunto viene redatto sugli atti falsi redatti dal comando generale. E quindi cosa avviene? Che il ministro Alfano dichiara il falso in aula: Stefano Cucchi è stato collaborativo, si omette ogni passaggio dalla compagnia Casilina e Cucchi già al momento dell’arresto era in condizioni fisiche debilitate. Tre cose non vere. Implicita ma chiarissima accusa agli agenti. Il primo ad accusarli, paradossalmente, fu il loro ministro”. Ebbene sì, perché è semplice: se Cucchi stava bene mentre era in mano ai carabinieri e stava bene in aula di tribunale, i lividi poi visibili sul suo corpo morto se li doveva essere procurati nelle mani della polizia penitenziaria.

Se persino il Ministro della Giustizia viene indotto a basarsi su informazioni false, il sistema va chiaramente a gambe all’aria. Musarò non usa mezze misure nel definire la complessiva gravità della vicenda: “Si è giocata una partita truccata sulle spalle di una famiglia, ma ormai qui c’è in gioco la credibilità di un intero sistema”.

A parlare in aula è stato anche Nicola Minichini, uno dei poliziotti della polizia penitenziaria che precedentemente fu messo a processo (ma assolto) per l’omicidio Cucchi e che adesso ringrazia Musarò per aver riabilitato il suo nome: “Da persona innocente mi sono trovato in una rete senza uscita, ordita nei nostri confronti. Eravamo tre pecore mandate al patibolo”. Dopo anni, anche lui ha avuto una piccola vittoria: “Mi state restituendo la dignità”.

L’Arma sapeva dell’autopsia prima degli altri

Non finisce qui: anche le informazioni medico-legali furono estate dall’Arma in modo decisamente “peculiare”: l’autopsia sul corpo di Cucchi era stata disposta per il 23 novembre 2009 ma, dopo alcune analisi sul corpo, i medici legali avevano richiesto il consulto di altri specialisti e periti. la richiesta di tali nuove consulenze è avvenuta il 6 dicembre 2009 ma, per magia, il 1 novembre i carabinieri hanno già alcune informazioni sul corpo e sui dati autoptici: peccato che l’autopsia, in quella data, non era stata nemmeno iniziata. Fu proprio Tomasone, scopriamo ora, a parlare di “risultati parziali dell’autopsia” in un atto inviato al comando generale. Nulla di tutto ciò sembra però essere rimasto impresso nella mente di Tomasone, che interrogato in aula sul fatto risponde: “Sul modo con il quale è stata assunta l’informazione non ricordo. Non ho memoria”.

Amaro il commento di Ilaria Cucchi sulle ultime conclusioni emerse in aula: per la sorella di Stefano, intervistata in tribunale da Sky TG24, quanto accaduto negli ultimi 9 anni si è rivelato “disgustoso”. Dure parole nei confronti di Tomasone, nei confronti del quale parla di “deposizione imbarazzante di un alto grado dei carabinieri che non ricorda nulla”.

Dalla sua pagina Facebook ufficiale, Ilaria Cucchi si esprime con profonda amarezza nei confronti di quanto continua a emergere in fase processuale. Al contempo, è tanto il dispiacere che la sua famiglia ha dovuto accumulare, negli anni, e che ha provocato profonde ferite soprattutto ai suoi genitori: “Oggi mia madre non c’era. Per la seconda volta consecutiva. Sta poco bene ma la rivoglio presto qui con noi. Noi siamo la famiglia Cucchi, quella di Stefano. E ne siamo fieri”.