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Emmanuel Macron è stato intervistato all’Eliseo da Fabio Fazio, per la trasmissione Che Tempo Che Fa. Il presidente della Repubblica francese ha voluto, nel corso dell’intervista, tendere una mano all’Italia, dopo le recenti tensioni tra i nostri Paesi. Macron analizza il periodo storico, ricco di insidie, ma ritiene che insieme, superando le paure, si possa costruire un’Europa forte, l’unica speranza di superare le difficili sfide dell’epoca contemporanea.

Macron tende una mano: “Malintesi superabili”

Il presidente comincia raccontando di quanto lui stesso sia personalmente legato all’Italia. La storia dell’Italia è indispensabile per capire il presente: “È il bambino che viene portato a Roma, poi l’adolescente che scopre la Toscana, capisce il Rinascimento.

Poi c’è un rapporto più personale. Eduardo De Filippo è un autore per me particolare, perché ho incontrato mia moglie grazie a lui“, racconta Macron, che spiega poi il suo amore per una città in particolare, Napoli.

Tra i due Paesi “C’è questo amore, rispetto reciproco, che ha fatto sì che tanti italiani amino la Francia e i francesi l’Italia“, spiega il premier. “Ma abbiamo dimenticato che bisogno cercare di capirsi“, continua, spiegando che le differenze fanno la nostra ricchezza.

I recenti scontri tra i vertici del governo italiano e l’Eliseo sono “per quanto mi riguarda gravi, ma bisogna andare oltre“. Ci sarebbero state affermazioni eccessive, ma “quello che dobbiamo ai nostri popoli è andare oltre, ecco perché ho invitato il presidente Mattarella a venire qui. Questo ci porterà al di là dei malintesi, che per me sono secondari“.

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L’Italia un Paese aperto che l’Europa non ha saputo ascoltare

Il presidente francese analizza uno dei fattori che crea maggiori tensioni nella società contemporanea, le migrazioni. “Credo che sia una delle tensioni più forti, più intense in Italia“, dichiara, “L’Europa non è un’isola, il nostro destino è legato a quello che accade in Africa, in Asia“.

Per Macron l’apertura che viviamo dalla caduta del muro di Berlino è finita, e ci troviamo di fronte a molteplici sfide, dalla crisi della democrazia ai cambiamenti climatici che “portano a grandi migrazioni e i nostri popoli si sentono minacciati da questo. Questi shock possono essere brutali, l’Europa è responsabile di questa situazione perché non ha saputo ascoltare un Paese che, per la sua condizione geografica, aveva un fardello troppo grande per lui“.

L’Italia“, dichiara Macron, “è un Paese che si è costruito sull’apertura ai popoli“, come dimostra la sua stessa storia. Una nazione che si è fatta grande sui commerci, l’esplorazione, che è diventata “un Paese di emigrazione” verso l’America, verso l’Europa stessa. L’immigrazione dai Paesi africani è “stata troppo consistente e non c’è stata abbastanza aiuto da parte dell’Europa. La Francia ha le stesse paure, è il Paese insieme alla Germania che ha avuto il maggior numero di rifugiati“.

Le grandi paure che scuotono l’Occidente

Le paure che vive l’Italia sono le stesse che stanno attraversando gli altri Paesi: “Credo che l’unica soluzione sia ripensare la nostra sovranità e le relazioni con l’Africa“, spiega il premier.

I nostri destini sono legati“, continua, sottolineando la necessità di “politiche di sviluppo per permettere all gioventù africana di avere un futuro nella loro terra“.

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Macron dichiara di aver “letto e ascoltato Roberto Saviano, che ha ragione quando dice che il nemico non è chi migra ma sono i trafficanti“. Una piaga questa che “bisogna affrontare insieme come europei. Bisogna avere un diritto d’asilo europeo, è soltanto grazie a questo lavoro comune che possiamo riconciliare l’apertura e la paura di questa apertura“.

La risposta non è l’Europa dei nazionalisti, dice Macron, “nessuno in Europa potrà risolvere i problemi ripiegandosi su stesso” ma “risolveremo i nostri problemi cooperando“.

Il ritorno della Storia

Macron ricorda la parte avuta da eminenti italiani nel sogno europeo, come Spinelli. Questa Europa “è stata sognata durante la Seconda Guerra Mondiale“, il momento delle “tenebre“. Tenebre che stanno tornando a galla: “Oggi siamo di fronte per una serie di motivi ai fallimenti delle nostre democrazie. Si assiste a una crisi delle democrazie occidentali, in cui vediamo un ritorno allo spirito dei popoli. Vediamo un po’ dappertutto tornare dei tratti dei nostri popoli che sembravano attenuati“.

Il presidente cita Umberto Eco quando “diceva che la lingua dell’Europa è la traduzione, e la forza dell’Europa è di essere più popoli. l’Europa si è sempre indebolita nelle sue guerre civili“. Oggi affrontiamo una “crisi del mondo occidentale, l’Occidente può essere scosso dal fenomeno climatico, dall’espansione asiatica“. Ma anche dai giganti che ci stringono, Cina e Stati Uniti, per contrastare i quali “abbiamo bisogno di un’Europa più forte” e di “avere anche più cooperazione europea per ricostruire un’Europa più sovrana, più forte. Non si tratta di scegliere tra apertura totale e nazionalismo. Rispettando l’identità dei nostri popoli, dobbiamo costruire un’Europa che sa proteggere i propri cittadini“.

Il fallimento del capitalismo

Quando si insinua l’inquietudine nel mondo“, spiega il premier, “la collera riparte e i vecchi odi, il razzismo, l’antisemitismo, sono il sintomo di questo malessere della nostra civiltà“. Dobbiamo lottare e prevenire le cause, dichiara Macron, che ritiene corresponsabile di questa situazione il deragliamento del sogno europeo.

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C’è stata una forma di rinuncia alle grandi storie e una rinascita della tecnocrazia“, continua. “Gli anni Novanta e Duemila sono stati anni in cui abbiamo creduto che fosse la fine del tragico della Storia e che l’Europa fosse una cosa da gestire“. Per questo abbiamo costruito, secondo il presidente, “un primato dell’economia sulla politica. La grande crisi finanziaria e la crisi migratoria sono il ritorno del tragico della Storia. Ritroviamo il primato del politico che diventa più importante dell’aspetto economico“. Le nostre democrazie possono sparire, avverte, “questo momento è quello di persone che sono su un vulcano, c’è chi pensa che possiamo andare avanti come sonnambuli, abbiamo bisogno di dare nuova ispirazione ai nostri popoli“.

Non scarico i miei problemi sull’Europa“, corregge però la rotta, “credo sia il funzionamento del capitalismo contemporaneo che non ha tenuto conto dei bisogni dei popoli, in particolare delle classi medie. Da troppo tempo i nostri concittadini pensano che il progresso non è più per loro, i campioni che accumulano ricchezze, i più poveri sono aiutati ma pensano ai propri figli che potrebbero vive peggio di loro“. Siamo noi i responsabili, ammette, dichiarando che bisogna ripensare profondamente “il funzionamento del capitalismo“.

Il messaggio agli italiani

Sulla Tav dichiara che “sono stati fatti molti lavori, è una cosa molto importante e attesa ed è la scelta fatta dai nostri predecessori. Credo che oggi le tecnologie permettano di riconciliare la mobilità e l’ecologia. Il tracciato e l’attaccamento alle valli credo che le risolveremo nella concertazione, ma non credo che possiamo lasciare le nostre società a una scelta binaria“.

Infine, conclude con una citazione diretta agli italiani: “Il cuore al di là dell’ostacolo“, dice in italiano. Continua poi: “Credo che ci siano peripezie che a volte ci sfuggono, dei malintesi che sono persistiti, ma ci sono cose più forti, più profonde, la nostra storia, amicizie, sensazioni. Poi c’è una storia da fare insieme, non minimizzo le difficoltà, ma tra i nostri Paesi c’è il cuore l’amicizia, l’amore e so che forse non vedo tutto il percorso, ma so che il cuore ci permetterà di andare al di là degli ostacoli“.