prete pedofilo

Il summit sulla pedofilia tenutosi di recente in vaticano ha scosso più di un animo: per la prima volta sono state ascoltate le testimonianze di alcune vittime e si sono analizzati i prossimi passi da fare per la lotta agli abusi all’interno del clero.

Al contempo, è arrivata la condanna al Cardinale Pell in Australia, e un grande sdegno per alcune affermazioni fatte dal suo avvocato durante il processo (il legale pare abbia cercato di giustificare gli abusi di Pell parlando di “semplice penetrazione”, affermazione subito condannata pubblicamente e per la quale l’avvocato si è successivamente scusato).

Un appello direttamente a Papa Francesco

Il clima, però, è ancora una volta contro papa Francesco, reo secondo molti di “predicare bene e razzolare male”, ovvero pontificare ma poi, nella realtà dei fatti, essere distaccato e lontano dalle vittime e da coloro che negli anni hanno chiesto con lui un confronto diretto. Tra queste persone c’è anche una coppia di genitori, quelli di Alessandro Battaglia, abusato da Don Mauro Galli 7 anni fa. La loro lettera, inviata da Adnkronos e pubblicata, ha lo scopo di raccontare una situazione di disagio e di chiedere nuovamente appello a Bergoglio.

L’inizio della lettera dei genitori Battaglia non lascia spazio a tentennamenti, né a premesse inutili: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”.

Tante parole, poche azioni pratiche?

Il fendente principale serve ad arrivare dritto al cuore di Papa Francesco, che desiderano ardentemente poter incontrare per un confronto vero.

Naturalmente, i Battaglia si sono interessati al recente summit: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini”. Da commessi evince, questo è l’ultimo di tanti appelli pubblici e non, volti ad essere ascoltati: “Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltarci: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci”.

Papa Francesco si deve operare

Qualche giorno fa, durante il summit, Francesco Zanardi di Rete l’Abuso (associazione per la tutela delle vittime del clero) ha consegnato ad alcuni membri della commissione del summit un fascicolo riguardante proprio Don Galli e la storia della famiglia Battaglia, ma le critiche mosse dai Battaglia rimangono e riguardano l’atteggiamento della Chiesa dopo la denuncia dell’abuso subìto dal figlio: “Nel nostro caso la chiesa Ambrosiana ha fatto di tutto: non solo per non consegnare il prete alla giustizia, ma nemmeno aveva avviato il processo canonico, pur sapendo del presunto abuso già nel dicembre 2011.

Solo dopo quattro anni, nel 2015, avvierà il processo canonico di cui ancora noi non sappiamo nulla. Altro che ‘trasparenza’ da voi discussa un giorno intero durante il summit! Altro che ‘non si risparmierà mai!”.

La richiesta finale della famiglia Battaglia è quella che spesso è stata formulata da altre vittime, o famiglie delle vittime di abusi da parte del clero: “Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete?

E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore”.

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