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Si apre una nuova pagina giudiziaria per Sana Cheema, la ragazza di origine pakistana e residente a Brescia, morta lo scorso aprile. Appena lo scorso 15 febbraio, nonostante forti prove schiaccianti, il Tribunale distrettuale di Gujrat, ha deciso di giudicare assolti tutti gli imputati, le 11 persone su cui pendeva l’accusa di omicidio/concorso in omicidio. Forte fu l’eco della notizia che toccò in prima persona il nostro Paese, in cui Sana risiedeva sin da bambina e che reputava casa sua. Oggi la procura di Brescia ha deciso di iscrivere, per la seconda volta dunque, nel registro degli indagati padre, zio e uno dei fratelli maggiori.

Sana Cheema, si indaga sulla sua morte anche a Brescia

Attirata in Pakistan, sua terra d’origine, con l’inganno di un presunto ricongiungimento, Sana Cheema venne poi uccisa, strangolata. Vissuta da sempre a Brescia, perfettamente integrata, le sue origini non erano più la sua quotidianità, comprese alcune tradizioni della sua famiglia come quella del matrimonio combinato. Un rito a cui la famiglia di Sana non voleva sottrarsi al contrario della diretta interessata che invece un matrimonio lo voleva ma per amore del suo fidanzato. Un ragazzo italiano contro il quale si è sempre mossa la sua famiglia e che in alcun modo avrebbe mai potuto accettare.

Non c’è stata alcuna possibilità di scegliere però per la 25enne quando, partita per tornare a casa in Pakistan, non è più tornata.

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La giovane 25enne Sana Cheema. ll giudice del Tribunale distrettuale di Gujrat ha assolto tutti i familiari

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La Procura iscrive nel registro degli indagati padre, zio e fratello

Per il Tribunale di Gujrat, non sarebbe state sufficienti le prove raccolte in favore dell’accusa che pendeva contro 11 imputati, familiari della ragazza. Sarebbero mancati poi, soprattutto, i testimoni della morte di Sana, uccisa strangolata con una sciarpa.

Alcuni dei dettagli sulla sua morte, erano stati peraltro pervenuto proprio da alcune deposizioni del padre e del fratello, anche loro assolti da ogni accusa. La sentenza, emessa lo scorso 15 febbraio, ha lasciato attoniti amici e Paese intero, incredulo dinnanzi all’assoluzione di chi si è più volte tradito senza celare in alcun modo l’omicidio. In quell’occasione aveva voluto intervenire anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, parlando di vergogna“. Oggi, sulla falsariga di quanto già annunciato, la procura di Brescia ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati sempre il fratello, il padre e lo zio, tutti e 3 scagionati.

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Procura di Brescia