Cronaca

Ospedale di Palermo: almeno 6 giorni di attesa al pronto soccorso per un ricovero

Pucci Scafidi, fotografo, denuncia la situazione dell'ospedale Cervello di Palermo: 6 giorni di attesa per un ricovero
pronto soccorso

Succede all’Ospedale Cervello di Palermo. Una cinquantina di pazienti, molti dei quali anziani, abbandonati nei corridoi del pronto soccorso per settimane, o in stanze senza bagno e con cattiva organizzazione. Lo racconta Pucci Scafidi, fotografo siciliano, al giornale online Buttanissima Sicilia. Scafidi, sei giorni fa, ha accompagnato la madre di 80 anni all’ospedale, perché affetta da broncopolmonite. Da quel giorno, l’anziana aspetta ancora di essere trasferita in reparto.

“L’aria è irrespirabile, manca il rispetto delle norme igieniche basilari”

Nonostante le sia stata diagnosticata, dopo 16 lunghe ore di attesa, una broncopolmonite con pleurite acuta, nessuno sembra intenzionato a spostarla dal pronto soccorso all’area più adatta per le cure di cui necessita.

“Le stanze sono sovraffollate, c’è gente che grida ovunque. L’aria è irrespirabile, ma non si possono aprire le finestre perché è pieno di anziani malati. Manca il rispetto delle norme igieniche più basilari”, spiega il fotografo a Tgcom24. La stanza in cui momentaneamente si trova la madre, inoltre, non avrebbe il bagno. Questo la costringe a cambiarsi in mezzo a sconosciuti, uomini e donne, “privata anche della sua intimità”.

Come racconta il fotografo, una situazione del genere è una vera mortificazione per l’anziana.

Il personale fa quello che può

Dopo le denunce di Scafidi, ci sono state le prime pulizie, probabilmente, però, dovute al fatto che era in programma per quel giorno la visita del ministro della Sanità, Giulia Grillo. “Lamentando questa situazione con un altro paziente, mi sono sentito dire che sei giorni di attesa sono pochi, perché c’è gente abbandonata al pronto soccorso dal 20 febbraio”, anche se, nonostante tutto, il fotografo difende chi ci lavora. Infatti, non è facile, a suo dire, lavorare in quelle condizioni, quando il numero degli infermieri è inadeguato a quello dei pazienti.

Molti di loro si dicono dispiaciuti per la situazione e fanno quel che possono, ma non hanno il tempo materiale per riuscire ad occuparsi di tutti. Spesso sono obbligati ad accettare passivamente questa situazione per tenersi stretti il posto di lavoro.

“Ma ho ancora fiducia nelle strutture pubbliche”

“Sono costretto a spostare mia madre in una clinica privata. Non posso lasciarla in quel posto: lì entri con un problema e ne esci con molti altri, a causa di germi e condizioni sanitarie inaccettabili e imbarazzanti”, ribadisce Pucci a Tgcom.

Non per questo, però, rinnega la sua fiducia nelle strutture pubbliche, ma serve urgentemente un piano d’azione.

Ospedale di Palermo: almeno 6 giorni di attesa al pronto soccorso per un ricovero

Potrebbe interessarti