Don Paolo Glaentzer è stato condannato per aver violentato una bimba di 10 anni

Lo scandalo pedofilia nella chiesa cattolica non accenna a scemare. Dopo la condanna del cardinale George Pell, collaboratore di Papa Francesco ritenuto colpevole di abusi sessuali su minori, oggi è arrivata la condanna a Paolo Glaentzer, sacerdote della chiesa di San Rufignano a Sommaia di Calenzano, in provincia di Firenze, che era stato sorpreso il 16 luglio 2018 mentre abusava di una bambina di 10 anni all’interno di un’auto. Un passante si era reso conto che stava succedendo qualcosa di terribile nell’auto perché la bambina era con i pantaloni abbassati e la maglietta tirata su.

L’uomo aveva così chiesto aiuto gridando ad altri passanti e il prete aveva rischiato il linciaggio, fermato solo dall’intervento delle forze dell’ordine. Oggi, è arrivata per lui la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per il reato di violenza sessuale aggravata.

La condanna

Paolo Glaentzer era stato arrestato in flagranza di reato e per lui erano stati disposti gli arresti domiciliari. Oggi, il Tribunale di Prato ha emesso contro di lui una condanna a 4 anni e 4 mesi riconoscendo alla bambina di cui il sacerdote ha abusato un risarcimento di 50mila euro.

Don Paolo Glaentzer è stato condannato per pedofilia
Il Tribunale di Prato

Il prelato è stato interdetto dai pubblici uffici e il Tribunale di Prato ha anche stabilito l’interdizione perpetua dagli istituti e dalle scuole in cui sono presenti minorenni. Al processo si è costituita parte civile anche la Diocesi di Firenze. Come ha spiegato l’avvocato della Diocesi, Paolo Ghetti, questo rappresenta il primo caso in cui una diocesi si costituisce parte civile per un reato commesso da un suo sacerdote: “È la prima circostanza in cui un’arcidiocesi si costituisce parte civile contro un suo prelato”.

Il Procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, ha accolto la decisione dell’arcidiocesi definendola “un segnale di presa di coscienza della Chiesa sulla pedofilia in seguito alle iniziative di Papa Francesco”. Il processo per violenza sessuale aggravata contro il prete si è svolto con rito abbreviato, per questa ragione, la sua condanna è stata ridotta a un terzo della pena. Ai genitori della bambina non è stato invece riconosciuto alcun indennizzo. Il motivo è probabilmente da ricondurre al fatto che la bimba era da tempo seguita dai servizi sociali e che in passato avevano anche stabilito l’allontanamento suo e dei suoi due fratelli dalla famiglia.

I genitori nel 2016 avevano presentato ricorso alla Corte d’appello, corredando la richiesta con una lettera di raccomandazioni redatta dallo stesso Paolo Glaentzer, per riavere la custodia dei bambini. La corte aveva accolto il ricorso, ma a gennaio del 2018 era stato nuovamente predisposto dalla Procura dei minori di Firenze l’allontanamento dei bambini dai genitori. La stessa Procura lo scorso aprile aveva anche emesso un’ordinanza provvisoria affinché i servizi sociali controllassero i due.

Don Paolo Glaentzer è stato condannato per aver abusato di una bimba di 10 anni
Don Paolo Glaentzer

Uno sgambetto del demonio

Con queste parole il sacerdote Paolo Glaentzer ha definito gli abusi sessuali sulla bambina: “Mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore”.

Non era la prima volta che il prete abusava della vittima, come ha ammesso lui stesso che, colto in fragrante, ha confessato le violenze sessuali. Il prelato si era anche difeso dicendo di non sapere l’età della “ragazza, che per lui aveva almeno 15 anni, e che era lei a prendere l’iniziativa salendo sulle sue ginocchia, atteggiamento che il prelato aveva ricondotto alla mancanza di affetto della famiglia.

Il fatto che non fosse quello il primo episodio di violenza sessuale sulla bambina è attestato anche dal fatto che il prelato frequentava la famiglia della bambina. Infatti, come hanno riferito gli stessi genitori della piccola, il sacerdote era “uno di famiglia”: spesso andava a trovarli, li aiutava nelle faccende domestiche, dava loro soldi, e i bambini della coppia lo accoglievano sempre affettuosamente.