macchina dei carabinieri

Non c’era un limite, da anni le violenze assumevano toni sempre più accesi e divenivano man mano, sempre più insensate e malvagie. Uno scenario di maltrattamenti subìti da un uomo e messi in atto da una perfida moglie arrivata, quando proprio non riusciva a tollerarne la presenza, anche a segregarlo nella soffitta della loro dimora.

Vessazioni e umiliazioni, la vittima è il marito

A far venire alla luce la situazione, denunciandola, è stato il fratello della vittima. Da anni era a conoscenza delle vessazioni subìte quotidianamente dal fratello, completamente succube e vittima dell’abusante, sua moglie.

I maltrattamenti, come riporta Il Messaggero, avevano luogo in un’abitazione tra le vie di Roma. La vessazione andava avanti da così tanto tempo che non è stato quasi possibile per gli inquirenti trovare un momento, un inizio a questa triste vicenda.

*immagine di repertorio

Violenze psicofisiche

Non c’era un motivo, qualsiasi gesto da parte dell’uomo, per la moglie, era condannabile con una punizione. Alle volte, le violenze, avvenivano senza alcun movente alle spalle, per il sol gusto di vederlo umiliato. Di base, l’uomo era condannato ad essere meramente “schiavo” tra le mura domestiche, della moglie, di origine peruviana.

Suo compito, al quale non poteva sgarrare pena le angherie, era occuparsi della casa maniacalmente: dallo stendere il bucato a lavare i piatti. Quando le mansioni domestiche non venivano svolte correttamente, l’uomo incorreva in pene che potevano essere fisiche o psicologiche.

maltrattamenti
*immagine di repertorio. Fonte/Il Fatto Quotidiano

Obbligo di allontanamento per la donna

Talvolta, sempre come punizione, l’uomo è stato cacciato di casa e poi rinchiuso, segregato, nella soffitta. E ancora, all’uomo in più occasioni è stato impedito di mangiare avendo la donna gettato sul suo pasto del disinfettante.

Delle vere violenze psicofisiche, come si evince, che a volte sfociavano in maltrattamenti che avrebbero potuto avere delle conseguenze gravi come costringere l’uomo a percorrere il più velocemente possibile le scale sperando di vederlo cadere. Perché subire tutto questo? Per amore del figlio in comune e per l’angosciante paura di perderlo. Ora però, grazie alla denuncia del fratello dell’uomo, la donna è stata denunciata e il Giudice perle indagini preliminari ha già emesso la misura cautelare nei confronti della donna che ora non si può avvicinare alla casa familiare con obbligo di allontanamento.