violenza lesbica

I suoi genitori avevano scoperto che era omosessuale leggendo gli sms sul suo cellulare: era stata la sorella di lei a leggerli per prima e a mostrarli ai genitori. Da quel momento la vita di Francesca era finita: erano corsi a scuola per prenderla e segregarla in casa. Poi, per “insegnarle” che doveva volere solo gli uomini, il padre l’aveva violentata. Più e più volte.

La storia di Francesca è devastante ed è stata proprio lei a raccontarla ai poliziotti, dopo anni di torture, nel 2016: in quel momento la giovane (ora 23enne) ha deciso di reagire a un clima di torture per ritrovare la sua vita e la sua libertà.

La sua storia è stata raccontata da Repubblica.

immagine di repertorio

Violentata più volte negli anni

Francesca aveva solo 15 anni quando la sua vita è caduta in un imbuto di atrocità e violenze. Fino a quel momento era una ragazza con la passione per i calcio e i vestiti maschili: dopo la scoperta dei genitori, era solo più “lesbica”, da punire, da “curare”, da cambiare. “Quel giorno, sono corsi a scuola a prendermi. Tutti. Mio padre, mia madre, mia sorella e il suo fidanzato. E mentre eravamo in macchina, mi davano botte in testa, nelle gambe, mi davano botte dappertutto”.

Una volta a casa, la madre l’ha chiusa in camera sua urlandole “Meglio morta che lesbica”, e poi il padre è entrato nella stanza, spogliandosi e dicendole: “Tu queste cose devi guardare, non le donne”.

Per meglio chiarire il concetto, l’ha stuprata. Sarebbe stata solo la prima di innumerevoli violenze sessuali subite negli anni. Ovviamente, le era impedito qualsiasi contatto con le ragazze: la sua famiglia aveva sequestrato il suo cellulare e a ogni amica di Francesca aveva scritto “buttana, lascia stare a mia figlia”.

Il silenzio di chi le era accanto

Oltre alla famiglia, c’era la morsa della comunità: tutte le volte che Francesca cercava una via di fuga, amici e conoscenti la riportavano all’ovile.

A nulla valevano i suoi sforzi per fuggire: c’era sempre qualcuno che diceva a suo padre dove si era nascosta. Poi, nel 2016, la decisione di denunciare tutto: Ho tentato il suicidio tre volte ma dopo l’ennesimo abuso sessuale sono scappata e li ho denunciati, ero appena diventata maggiorenne”.

Ora lei vuole aiutare le altre vittime

I genitori negano qualsiasi violenza ma le accuse a loro carico sono pesanti: violenza sessuale, maltrattamenti, atti persecutori. la denuncia di Francesca è stata difficile, dolorosa ma lucida, particolareggiata.

Ieri il suo avvocato ha presentato istanza di costituzione in parte civile: la giovane non verrà a contatto con i genitori (non li vuole vedere): dopo aver passato un periodo in comunità protetta, ora sta cercando di inserirsi a livello sociale cercando un lavoro. La sua missione attuale è mettersi al servizio degli altri, soprattutto di coloro che hanno subito le stesse violenze che ha subito lei: “Adesso, è importante una cosa soprattutto raccontare questa storia, perché tante altre ragazze che vivono situazioni simili alla mia non si scoraggino, non pensino mai di farla finita.

Racconto perché anche loro trovino il coraggio di denunciare”.

Purtroppo, la storia di Francesca non è tanto dissimile ad altri terribili casi di cronaca. Ad esempio è simile la storia di Daniel Dowling, violentato per anni dal padre perché aveva “la tendenza a essere gay” (per usare parole usate dal suo genitore). A Lancaster (USA), un bambino di 10 anni è stato torturato e ucciso dalla madre e dal compagno perché era gay. Casi atroci che a volte purtroppo finiscono nel peggiore dei modi: per questo è utile diffondere storie come quelle di Francesca, che è riuscita a liberarsi dall’inferno in cui viveva ed ora vuole fare in modo che chiunque sia in pericolo ogni giorno sappia che può trovare un appoggio.