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Alessandro Farina, 13 anni, aveva scoperto di essere afflitto da diabete mellito di tipo 1 quando si è recato all’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno, in preda a sintomi come bocca secca e dolori addominali. Nessuno dei medici avrebbe legato tali sintomi al diabete e il giovane, nel giro di pochissimo, è morto in preda a una crisi di chetoacidosi diabetica che, ora, si è concluso che poteva essere scoperta piuttosto facilmente con esami rapidi e di semplice attuazione. Le indagini per la morte del ragazzo si sono concluse da poco ed hanno portato all’iscrizione al registro delle indagini di 7 medici dell’ospedale.

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Immagine di repertorio

Indagati 7 medici

Alessandro Farina, 13enne residente a Pellezzano, si era recato all’ospedale in preda a sintomi tipici di una chetoacideosi diabetica, ovvero una crisi derivante da una situazione di deficit fisiologico che si può innestare in pazienti affetti da diabete mellito di tipo 1. La chetoacidosi, se non curata, può rivelarsi fatale: invece, se presa in tempo, viene curata con una terapia a base di liquidi ed elettroliti e con la gestione del paziente in terapia intensiva. Se fino agli anni ’80 i pazienti in stato di chetoacidosi vivevano un crollo fulmineo e il tasso di mortalità era molto alto, lo sviluppo di terapie ad hoc ha migliorato attualmente le cose e ridotto le statistiche di mortalità.

Non furono fatti gli esami del caso

In caso di assenza di diagnosi, però, la situazione degenera molto velocemente ed è quello che è accaduto ad Alessandro, morto per l’incorrere di un edema cerebrale e polmonare, diretta conseguenza della chetoacidosi. Nessuno dei medici che lo hanno visitato, infatti, ha pensato di ricondurre quei sintomi di per sé banali al fatto che si trattasse di un paziente diabetico e non sono stati effettuati esami delle urine o esami della glicemia: entrambi avrebbero mostrato subito la presenza di chetoacidosi e un intervento pronto avrebbe salvato la vita del ragazzo: questa, perlomeno, è l’accusa mossa dalla procura, che ha parlato di errate decisioni “organizzative sia nel percorso di pronto soccorso che nella gestione del ricovero”.

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L’Ospedale Ruggi D’Aragona