stefano cucchi testimone carcere

Ieri, sulla pagina Facebook di Ilaria Cucchi è apparsa una foto: è un suo ritratto, a figura intera, mentre prende il sole con la figlia in braccio. È un’immagine scattata a pochi giorni dalla morte del fratello, in un tempo in cui la vita era diversa e il dolore travolgente no aveva ancora fatto irruzione nella sua vita. Oggi, quella foto serve a Ilaria Cucchi a dimostrare qualcosa di molto importante, che lei stessa decide di raccontare.

La foto di un tempo che non c'è più

Ilaria Cucchi sorride in quello che sembra essere il ritratto di un momento spensierato: una bandana in testa e, in volto, un sorriso che le immagini mediatamente note di Ilaria Cucchi non mostrano mai. il fisico è quello di una donna giovane ed esile, ma indubbiamente in salute, come lei puntualizza: “Questa ero io pochi giorni prima dell’arresto di mio fratello. Alta come lui, pesavo anch’io poco più di 40 chili. Stavo bene come bene stava lui”. 



Il riferimento è chiaro: negli anni, sono stati in molti a dire che Stefano Cucchi era arrivato in caserma dai carabinieri, quella sera, in uno stato di salute già precario: una versione che la famiglia e i periti medici hanno poi contraddetto. Il primo a parlare di anoressia, invece, fu all’epoca il sottosegretario Carlo Giovanardi, che all’epoca disse "Poveretto, è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perché pesava 42 chili”, definendolo “anoressico e tossicodipendente”. Ricordando probabilmente queste parole, Ilaria Cucchi scrive: "Ero malata di anoressia nervosa? Mah... io non me ne sono accorta".

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Il "violentissimo pestaggio"

Poi, continua: "Certo se mi avessero pestata violentissimamente spezzandomi la colonna vertebrale in due punti e provocandomi una commozione cerebrale avrei sicuramente smesso di stare bene. Se poi ne fossi morta in ospedale dopo sei giorni, sono certa che qualunque medico legale avrebbe mandato in carcere i miei aggressori". Durante il processo bis, le indagini hanno portato a galla la verità sulle analisi medico-legali e le relazioni di servizio inizialmente diffuse dall’Arma (e, ora si sa, opportunamente "modificate”) facendo scoprire come furono i vertici dell’Arma a dare l’ok alle modifiche e ai depistaggi. È proprio a questo che Ilaria Cucchi fa cenno con le sue ultime parole: “Già. A meno che non fossero intervenuti con le loro “consulenze“ fatte in casa ma preveggenti i Generali Casarsa e Tomasone”.