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Sono stati iscritti al registro delle indagini i genitori del bimbo morto a seguito di una circoncisione effettuata in casa a Reggio Emilia.

Il piccolo, di soli 5 mesi, era deceduto a causa di un’emorragia dopo ore di atroci dolori. Il padre ha dichiarato di trovare ingiuste le indagini: “Se mio figlio è morto è perché Dio l’ha chiamato”.

Lui: “La colpa non è mia”

Quanto è successo a Reggio Emilia ha profondamente sconvolto la comunità e, a quanto pare, risulta difficile da inquadrare per i genitori del piccolo. Intervistato da Il Resto del Carlino, il padre ha dichiarato di non comprendere perché dovrebbe pagare per quello che è accaduto: “La colpa non è mia: ho semplicemente fatto quello che lui, attraverso la Bibbia, mi chiede per essere un buon cristiano.

Nel secondo libro della Bibbia, l’Esodo, il quarto capitolo, versetto 26, parla chiaro: bisogna circoncidere i figli. La cultura ebraica ce lo impone. Dio stesso ce lo impone. Questo è un passaggio necessario per aspirare all’aldilà”.

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Immagine di repertorio

La “responsabilità” sarebbe dunque divina, secondo l’uomo: “La domanda in questo caso è da porre a Dio: l’ho visto in sogno. Mi ha chiesto di farlo (la circoncisione). Ho pregato, proprio come avevo fatto nelle due precedenti operazioni (sugli altri due figli).

Ma non ho capito cosa ci sia stato di sbagliato questa volta. Una delle due circoncisioni l’avevo praticata in Ghana, l’altra in casa a Scandiano, proprio come in questo ultimo caso”.

Lo aveva portato in ospedale

A quanto pare l’uomo aveva cercato di portarlo in ospedale perché avrebbe voluto farlo circoncidere da specializzati, ma nel nosocomio di Reggio Emilia gli avrebbero spiegato che si tratta di un’operazione legalmente possibile solo per motivi clinici e non per ragioni religiose.

A breve verrà disposta un’autopsia sul piccolo per stabilire la dinamica del decesso, mentre i due genitori rischiano di essere formalmente accusati di omicidio colposo.

Riguardo a ciò, il padre ha aggiunto: “Perché mi dovrebbero fare qualcosa? Questo dolore appartiene alla mia famiglia, non ad altri”.

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Il policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove il piccolo è stato portato in urgenza