congresso famiglia family day

Stamattina è partito ufficialmente il chiaccheratissimo congresso mondiale della famiglia. Difficile raccontarlo giornalisticamente perché la stampa è rimasta fuori dal convegno, non particolarmente benvenuta. Tra oratori internazionali e gadget di dubbio potere commerciale, c’è già molto da dire sul congresso che si protrarrà fino a domenica e terminerà in una marcia che si prevede raccolga un numero esorbitante di persone.

Ospiti italiani ed internazionali

È una folla torrenziale quella che stamattina si è riversata nel perimetro del congresso veronese per ascoltare oratori italiani e non. A parlare oltre che Massimo Gandolfini, uno dei vertici del Movimento Pro-vita in Italia, ci sono oratori internazionali: Brian Brown dell’Organizzazione Internazionale della famiglia, Victor Zubarev del Movimento Russia Unita. Chi con toni più forti chi e con toni meno forti, tutti sono lì a tenere alta la bandiera del pensiero “pro vita” e del concetto “famiglia tradizionale”. A sorpresa c’è anche un Giuseppe Cruciani non direttamente coinvolto nella causa, ma strenuo difensore del libero pensiero e della lotta al politicamente corretto. “Io non sono uno di voi ma mi sento uno di voi perché oggi molti vorrebbero spegnere il microfono da cui sto parlando”. 

Politica: chi pro, chi contro

La politica sul Congresso si è divisa. Il presidente del consiglio Conte è assente: “Non sono stato invitato”. Non che non chiuda in diplomazia: “Aspettiamo di vedere che idee circoleranno e poi faremo le nostre valutazioni. Matteo Salvini, invece, è presente ed orgoglioso di esserlo: “Io vado a Verona per difendere la famiglia composta da mamma e papà, avrebbe dichiarato, pur garantendo che “le conquiste sociali (ex: aborto, ndr) non si toccano”. Alzata di cresta di Luigi Di Maio, che invece non ce la fa e avrebbe addirittura parlato di, riportano alcuni, “raduno di destra di sfigati”.

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Luigi Di Maio

Il padrone di casa, il governatore veneto Zaia, si tiene su un placido cerchiobottismo: “Se non ci fosse stato tutto questo dibattito sarebbe stato un congresso semplicissimo per gli addetti ai lavori”, dice ai microfoni di Repubblica, strizzando l’occhio ai media. Al contempo si dichiara infastidito da tutti i fondamentalismi (quelli pro LGBT come quelli della famiglia tradizionale). È favorevole alle unioni civili omosessuali, ma che non si parli di figli adottati. Nessuna affermazione al vetriolo verso nessuno, finora. Ne riparliamo dopo domenica, nel caso: “I processi alle intenzioni non si fanno”.

Orgoglio Piemontese

Dal Piemonte arriva la fiera bandiera a favore dei diritti delle coppie omosessuali, sventolata dal Sindaco torinese Chiara Appendino. Appeso al balcone del Comune di Torino c’è al momento un enorme manifesto con su scritto: “Torino ama e accoglie tutte le famiglie”. Chiara Appendino è stata la prima a iscrivere all’anagrafe una coppia di mamme e ci tiene a ribadire che a casa sua la linea è sempre la stessa.

manifesto torino pro lgbt
Il manifesto di Torino appeso al balcone

Gandolfini: aborto “omicidio in utero”

Accanto alle dichiarazioni più o meno tiepide e diplomatiche, non mancano gli slanci in sapor di medioevo. Gandolfini è senza veli sull’aborto: “In Italia sono stati uccisi sei milioni di bambini”, dice riferendosi ai feti abortiti, naturalmente, e definisce la pratica omicidio di bambino in utero. Massima chiusura sulle unioni omosessuali, naturalmente: Da un’unione donna donna e uomo uomo, non nasce una vita, per cui non possono essere genitori”. Altra “affermazione forte” arriva per via indiretta dal Ministro Giulia grillo, che riporta che “si paragona, a detta di alcuni relatori, l’omosessualità al satanismo” e definisce il congresso “manifestazione fortemente ideologizzata”.

Feti di gomma per “sensibilizzare”

Picchi di pulp tarantiniano nella scelta dei gadget, palesemente pronti a sconvolgere sensi e mente: ai banchetti troviamo, a quanto pare, feti di gomma delle dimensioni che avrebbero alla decima settimana di gravidanza. Nell’opuscolo informativo, leggiamo: “L’aborto ferma un cuore che batte”. I manifesti vanno dritti al punto: uno ad esempio mostra un bambino con un codice a barre addosso, e viene definito “prodotto”. Sarebbe il punto d’arrivo, secondo chi lo ha ideato, di un ipotetico utero in affitto.

Si rimane sull’attenti per avere aggiornamenti da un luogo vicino ma che sembra, paradossalmente, molto lontano.