revenge porn approvato

Una legge che ha fatto discutere nei giorni scorsi, con tanto di bagarre al femminile in Parlamento, e che ora vede finalmente la luce. Il Codice Rosso è legge e al suo interno c’è il reato di Revenge Porn. L’esito del voto è stato accolto a uno scroscio di applausi e dalla soddisfazione di tutti i presenti.

Codice Rosso: una legge a tutela delle donne

Si tratta di un disegno di legge, approvato lo scorso novembre dal consiglio dei ministri, firmato dai ministri Alfonso Bonafede, giustizia, e Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno. Il d.d.l. prevede una maggiore tempestività nell’intervento a tutela delle vittime nei casi di violenza sulle donne.

A partire dalla polizia giudiziaria, che deve presentare immediata comunicazione al pubblico ministero di notizie di reato relative a casi di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari e relazionali. Evitare lo scorrere eccessivo del tempo, in questi casi, è fondamentale; l’idea è di velocizzare i passaggi, a tutela delle vittime, di protezione e allontanamento. Nei casi di violenza domestica invece il d.d.l. prevede che la vittima debba essere ascoltata entro 3 giorni dall’avvio del procedimento. È prevista anche una formazione specifica per gli agenti di polizia, polizia penitenziaria e arma dei carabinieri.

 

Revenge Porn: multe salate e fino a 6 anni di reclusione

Con un voto all’unanimità alla Camera, ovvero 461 favorevoli, il Codice Rosso, al cui interno è presente l’emendamento sul Revenge Porn, è diventato legge. Con questa legge viene sancito il reato che riguarda la diffusione di immagini o video a sfondo esplicito e sessuale. Stando a quanto stabilito oggi alla Camera, chiunque decida di divulgare immagini o video di natura esplicita o sessuale, destinati a rimanere privati e senza consenso sarà punito con una multa che va da 5000 a 15000 euro e fino a 6 anni di reclusione.

La stessa pena sarà prevista per chi, avendo acquisito il suddetto materiale, decida di condividerlo senza il consenso delle persone interessate.

In cosa consiste il reato di Revenge Porn?

Il testo riprende a grandi linee l’emendamento presentato lo scorso giovedì dalla deputata Federica Zanella (e sul quale era scattata una bagarre in aula a seguito della bocciatura del testo). La pena sarà più alta se, a divulgare il materiale, sarà una persona vicina alla vittima (come ad esempio il coniuge, anche se separato o divorziato o una persona ad essa sentimentalmente legata nel presente o nel passato). Se la vittima della porno-vendetta si trova in stato interessante o è soggetta a disabilità fisica o psichica la pena aumenta della metà. La denuncia può essere presentata dai diretti interessati entro un massimo di 6 mesi, mentre la remissione della stessa può essere risolta sono in fase processuale.

Il commento della classe politica

Plaude su Facebook Federica Zanella, che ha ringraziato l’impegno generale al conseguimento di questo risultato: “Colmato un Vulnus normativo su queste due fattispecie fortemente lesive della dignità della persona, che spesso conducono ad atti estremi e comunque lasciano per sempre cicatrici, fisiche e morali. Dedicato a tutte le vittime… perché non debba accadere mai più”. 

Anche il vicepremier Luigi Di Maio e Laura Boldrini hanno espresso la sua soddisfazione su quanto deciso, “Combattere questo odioso fenomeno non è una questione di appartenenze politiche ma di civiltà” scrive su Twitter Boldrini.