In carcere ad Abu Dhabi, nuovo drammatico appello di Sacco Aiutatemi


L’imprenditore Massimo Sacco è detenuto negli Emirati Arabi dal marzo 2018. Più volte la compagna e la sorella hanno lanciato appelli accorati affinché la Farnesina lo aiuti. Le due donne ieri sera, ospiti in tv, hanno voluto nuovamente denunciare torture e condizioni di detenzione disumane

La vicenda

Massimo Sacco è un imprenditore di 53 anni che viveva negli Emirati Arabi con la compagna Monia Moscatelli, avevano una ditta di ristrutturazioni. Nel marzo 2018, in casa loro vengono trovati 10 grammi di cocaina ed entrambi vengono arrestati. A quel punto la situazione si fa molto complicata. La donna firma un foglio in arabo pensando che si tratti del rilascio, invece, a sua insaputa, afferma che il suo compagno è uno spacciatore. Anche Sacco firma un documento e fa scagionare Monia. Continuano gli interrogatori e la pena commutatagli ammonta a 27 anni di detenzione per spaccio internazionale di stupefacenti. Dopo 8 mesi di carcere a Dubai viene trasferito nella prigione federale di Abu Dhabi. In questa, è recluso da 14 mesi e ha paura di morire lì. La fidanzata e la sorella, Marina Sacco, dell’imprenditore, ospiti della trasmissione Chi l’ha visto?, hanno voluto riportare una nuova drammatica testimonianza.

Monia Moscatelli a sinistra e Marina Sacco a destra. Fonte: Chi l'ha visto? Rai Play
Monia Moscatelli a sinistra e Marina Sacco a destra. Fonte: Chi l'ha visto? Rai Play

La telefonata di Sacco, mandata in onda da Federica Sciarelli, è tragica. Con la voce tremante ha detto: "Non ne posso più, non so quanti chili ho perso, ho tutte le ossa di fuori. Sono rinchiuso in un carcere di massima sicurezza come il peggiore degli assassini. Ho dormito per mesi su una lastra di ferro, senza materasso, con una sola coperta. Sono costretto a mangiare per terra, con le sole mani in una busta di plastica. Il tutto in condizioni igieniche e sanitarie peggio del terzo mondo".

Massimo Sacco con la compagna. Fonte: Chi l'ha visto? Rai Play
Massimo Sacco con la compagna. Fonte: Chi l'ha visto? Rai Play

Il carcere ad Abu Dhabi

Le parole dell’uomo appaiono via via sempre più spaventate: "Siamo ammassati come le bestie. Siamo in 270 con soli 180 posti letto e tutti i giorni arrivano nuovi disperati. Questo non è un carcere è un reparto di torture psicologiche e fisiche. Dopo due mesi che ero arrivato sono stato preso insieme ad altri 11 ragazzi da chi era in servizio quella sera, qua non ci sono i secondini, ma solo criminali in divisa, in quanto stavamo pregando Gesù Cristo, sono stato torturato con stracci bagnati sul corpo, mi hanno rotto tre costole e con scosse elettriche ai genitali". Dichiarazioni agghiaccianti, che Sacco enuncia con un forte accento romano e mettendo in mezzo delle parolacce perché gli è stato consigliato di fare così. Tutto ciò affinché le telefonate non vengano intercettate né tradotte.

Ambasciata italiana Abu Dhabi. Fonte: Sito Ambasciata d'Italia Abu Dhabi
Ambasciata italiana Abu Dhabi. Fonte: Sito Ambasciata d'Italia Abu Dhabi

L'accusa all'ambasciata

Alla fine della testimonianza, Sacco, che si sente abbandonato soprattuto dal proprio Paese, emette una dura accusa contro l’ambasciata italiana: "Le stesse guardie che hanno torturato me, una settimana dopo sono state radiate e cacciate via in quanto hanno spaccato una gamba e reso quasi cieco a forza di calci e pugni un ragazzo inglese che, al contrario mio, ha avuto il sostegno della sua ambasciata e ha aperto un caso contro le autorità locali. Quando mi hanno torturato le guardie mi hanno detto di non dire nulla alla mia ambasciata perché, in caso, me l’avrebbero fatta pagare. Io l’ho fatto ugualmente ma la mia ambasciata mi ha voltato le spalle".