mezzo busto seduto di francesco tedesco in aula

Oggi ha avuto luogo una nuova udienza del processo Cucchi-bis che ha visto in aula il superteste Francesco Tedesco interrogato dalle difese. Tedesco è tornato sul momento del pestaggio del geometra romano, Stefano Cucchi e sulle motivazioni che l’hanno spinto a negare per 10 anni per poi confessare.

Francesco Tedesco davanti alla Corte D’Assise

Nel 2015, come ha confermato quest’oggi in aula davanti alla Corte d’Assise Francesco Tedesco, ha iniziato a maturare la volontà di raccontare quello che aveva visto e negato per 10 anni. “Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo si sono nascosti per 10 anni dietro le mie spalle.

A differenza mia, non hanno mai dovuto affrontare un pm – ha chiosato in aula Tedesco – L’unico ad affrontare la situazione e ad avere delle conseguenze ero io. Così ha dichiarato Tedesco in aula, facendo emergere il clima minaccioso all’interno del quale ha taciuto: “Loro avevano l’aria di chi non sembrava essere particolarmente coinvolto“. Dopo il primo colloquio con il pm, nel 2015, Tedesco si convinse che il fardello di quanto fino ad allora nascosto sulla morte di Cucchi iniziava a pesare.

Leggi tutti gli articoli su Stefano Cucchi

La storia stretta di mano a Ilaria Cucchi

È seguito poi, nuovamente, il racconto dettagliato del pestaggio avvenuto poco dopo l’arresto di Cucchi, coinvolgendo dunque gli altri due carabinieri imputati: “Dopo il primo schiaffo, Stefano non ha avuto il tempo di lamentarsi, non ha gridato.

È caduto in terra stordito e non ha urlato neppure dopo il calcio che gli è stato sferrato a terra“. Davanti a lui, ad ascoltare attentamente, c’era la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi. C’è stato un momento che per quanto riguarda il preciso processo Cucchi, può dirsi storico: dopo la deposizione in aula, Francesco Tedesco si è alzato in direzione di Ilaria Cucchi allungando poi la mano a voler stringere la sua.

Un gesto immortalato dalle telecamere e dal forte significato simbolico a cui si sono aggiunte poche parole rivolte a Ilaria: “Mi dispiace“.

La richiesta della polizia penitenziaria

Sempre Tedesco, durante l’interrogatorio, ha anche ripercorso il momento dell’arresto di Cucchi. “Subito dopo la morte di Cucchi sono stato minacciato di essere licenziato quindi allora non chiesi nulla perché avevo capito l’andazzo. Dopo il 22 ottobre 2009 mi sono trovato incastrato – ha dichiarato il superteste – Ed ero l’unico ad avere tutto da perdere“. Intanto, parallelamente, i 3 agenti della Polizia penitenziaria, assolti definitivamente in Cassazione nel 2015 – come persone offese, hanno deciso di depositare un atto di domina dei difensori per potersi costituire parte civile contro i rappresentati dell’Arma.

*immagine in alto: Fonte/Ansa