volto in primo piano di samira sbiaa

Salvatore Caruso, il marito di Samira Sbiaa scomparsa nel 2002 a Settimo Torinese, si era così pronunciato quando vide arrivare innanzi casa sua la scientifica dei carabinieri: “Stanno cercando quello che non c’è“. E così, sembra essere. Qualche giorno fa la notizia che a distanza di 17 anni erano state rinvenute delle ossa nel giardino di casa dell’ormai ex compagno della donna: gli esami sui frammenti però, hanno già portato ad un certo responso.

La scomparsa di Samira Sbiaa

Il caso è stato riaperto a 17 anni di distanza dal giorno in cui si persero le tracce di Samira Sbiaa, la donna che nel 2002 all’età di 32 anni è scomparsa nel nulla a Settimo Torinese, dove abitava insieme al marito sposato due anni prima.

Mai un indizio, un presagio, una pista: per anni si è brancolato nel buio fin quando, pochi giorni fa, la Procura di Ivrea ha deciso di ritornare sulle tracce di Samira partendo proprio da casa sua, in Via Petrarca.

I risultati del laboratorio di Orbassano sulle ossa ritrovate

Giunta in loco la scientifica insieme a degli strumenti all’avanguardia come i georadar e con i due fedelissimi cani molecolari, gli investigatori avevano riscontrato fin da subito delle anomalie nel terreno.

Ad un metro e venti di distanza da terra, scavando grazie alle indicazioni date dai cani, gli inquirenti appena due giorni fa aveva ritrovato dei resti ossei che fin da subito hanno fatto ipotizzare potessero essere i resti del corpo della donna. Frammenti ossei e una scarpa da donna: due elementi che hanno alimentato quell’ipotesi da sempre soggiacente e che aveva fatto iscrivere nel registro degli indagati il marito della Sbiaa.

Oggi è arrivato però il responso dai laboratori di Orbassano che hanno analizzato i frammenti ossei ritrovati nel giardino di Caruso: non si tratta, come si credeva, di ossa umane. I frammenti di ossa ritrovati nel terreno dai cani sarebbero resti di un cadavere animale.