Borsa di plastca galleggia negli oceani

L’evidenza scientifica lo dimostra: dal 2000 ad oggi, la plastica presente nei mari è triplicata. A dare il triste annuncio  è uno studio pubblicato su Nature Communications ad aprile. Che la plastica negli oceani sia un problema sempre più pressante non è certo una novità. Nonostante la gravità della situazione, sono rare le ricerche ad aver tentato di stimare l’esatta quantità di macroplastiche (sacchetti, reti da pesca e compagnia) galleggianti nei nostri mari. Ecco il motivo per cui questo recente studio assume tale importanza.

Come stimare la quantità di plastica? La metodologia

I ricercatori avevano bisogno di un set di dati a lungo termine, che permettesse di paragonare la quantità di plastiche presenti negli oceani decenni fa con quella attuale.

Hanno così utilizzato i diari di bordo delle navi trainanti degli strumenti detti RCP. L’acronimo sta per Registratore Continuo di Plancton: si tratta di dispositivi per esaminare le popolazioni di plancton filtrando gli organismi dall’acqua con delle fasce di seta. Problema: le fasce raccolgono non solo plancton, ma anche qualsiasi altro corpo incontrino sul loro percorso. Non è raro quindi che gli RCP restino aggrovigliati in cumuli di plastica mentre le navi che li trascinano seguono la loro rotta negli oceani.

Infografica sulla plastica negli oceani
Infografica: gli episodi di aggrovigliamento dal 1957 al 2016 Fonte/Nature

I (poco) sorprendenti risultati

Il team di ricerca ha così analizzato i diari di bordo delle navi trainanti RCP nell’Oceano Atlantico tra il 1957 e il 2016, per verificare se gli aggrovigliamenti con la plastica fossero diventati più frequenti. L’evidenza conferma i sospetti sul crescente inquinamento degli oceani: gli intasamenti sono aumentati costantemente nel corso degli anni, raggiungendo il picco negli anni 2000. Pare addirittura che dal 2000 al 2016 gli episodi di incagliamento siano triplicati.

Reti da pesca in plastica
Le reti da pesca sono tra i principali responsabili dell’inquinamento degli oceani

La pesca tra i colpevoli dell’inquinamento degli oceani

Nel 55% dei casi le responsabili degli intasamenti sono reti da pesca.

Ciò dimostra che l’attività di pesca è uno dei principali imputati in un immaginario processo sull’inquinamento degli oceani. “Man mano che la pesca diventa più professionale, specialmente nel Mare del Nord, si spera che potremo assistere a una diminuzione”, dichiara Erik van Sebille, oceanografo dell’Università di Utrecht. I cambiamenti nelle tecniche di pesca e i recenti provvedimenti presi dall’Unione Europea saranno sufficienti a ridurre l’inquinamento da plastiche? Van Sebille sottolinea come la ricerca non dica nulla sulla quantità di microplastiche (frammenti lunghi meno di 5 millimetri), altrettanto diffusi e altrettanto pericolosi. Il recente studio costituisce comunque un importante passo avanti: finora la presenza di macroplastiche è stata documentata per lo più dai tristi episodi di ingestione di sacchi o reti da pesca da parte di animali marini.