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Amanda Knox e Raffaele Sollecito, in un determinato momento della loro vita, sono stati due delle persone più odiate in Italia. Per moltissimi rappresentavano la coppia diabolica che aveva architettato e messo in atto l’omicidio di Meredith Kercher, coinquilina di Amanda.

Diversi gradi di giudizio portarono all’assoluzione e alla conferma della stessa per entrambi, ma gran parte dell’opinione pubblica non smette di ritenerli colpevoli. In un recente documentario-intervista, Raffaele Sollecito è tornato a parlare della vicenda ed ha raccontato come la sua vita non sia più tornata normale dopo il caso Meredith.

Il peso dell’opinione pubblica

Il documento andato in onda su Crime+Investigation mostra un Raffaele Sollecito a cui la sentenza di assoluzione ha restituito una vita a metà. Già in passato aveva raccontato di avere difficoltà a vivere un rapporto normale, sia in termini di relazioni sentimentali, che con la gente in generale. Nel documentario, Sollecito racconta: “La gente continua a ritenermi colpevole. Sto ancora subendo le conseguenze degli anni passati in carcere da innocente e non capisco perché questo non venga compreso”.

Secondo Sollecito, i problemi nascerebbero dal fatto che molte persone non conoscano il caso ma decidano di giudicare comunque: “Una persona che non sa assolutamente nulla di questo caso dovrebbe essere aperta ad ascoltare piuttosto che a giudicare”.

Ad anni dall’assoluzione

Il giovane ha anche raccontato di come venne gestito il suo ruolo durante il processo e di come fosse diventato una figura in secondo piano rispetto ad Amanda, ben più in primo piano a livello mediatico: “Non venivo preso in considerazione. Mai. Nemmeno un secondo. Non mi veniva mai fatta una domanda. Sono stato ignorato per tutto il processo.

Ascoltavo e basta”. Dopo la sentenza, non ci fu tempo per la soddisfazione: “Io ero forse l’unico triste, ma non per la sentenza. Perché sapevo quello che mi sarebbe capitato dopo. Avevo già capito che lì fuori mi aspettava un mondo totalmente diverso da quello che conoscevo”.

Anche l’avvocato Maresca, che a suo tempo difese la famiglia Kercher, racconta di un contesto non semplice: “Nell’immaginario collettivo la posizione di Sollecito non è stata recuperata neanche dopo l’assoluzione. Per il pensiero dell’uomo della strada Sollecito era e rimane colpevole”.