Di Maio Salvini

Il caso Armando Siri, il sottosegretario leghista indagato per corruzione, continua a tenere sotto scacco il governo che pare non riuscire a non dividersi sempre di più. Da una parte Luigi Di Maio, che da giorni ormai chiede le dimissioni di Siri; dall’altra Matteo Salvini che si dice “abituato a non abbandonare mai gli uomini con cui si è fatto un pezzo di strada insieme“.

L’attacco di Salvini

La pozione del vicepremier Matteo Salvini è stata chiarita durante il comizio a Galluzzo, Firenze: “Io sono abituato a non abbandonare mai gli uomini con cui si è fatto un pezzo di strada insieme e questo vale a livello locale come a livello nazionale.

Non ascolto gli insulti di chi dovrebbe essere mio alleato. Sarebbe meglio se gli M5s ci aiutassero a cambiare in meglio questo paese senza offendermi ogni giorno“. E ancora: “Gli amici del M5s pesino le parole. Se dall’opposizione le critiche sono ovvie, da chi dovrebbe essere alleato no. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare. È l’ultimo avviso“.

La replica di Di Maio

Di Maio non fa però un solo passo indietro: “Con la corruzione non ci si tappa la bocca, si parla e si chiede alle persone di mettersi in panchina“.

Il leader del MoVimento 5 stelle era ospita a Non è l’Arena, quando ha replicato a Matteo Salvini: “Il tema è semplice: questa persona poteva fare un passo indietro. Ora si faccia fare un passo indietro a questa persona prima del Cdm“, che sarà questo mercoledì.

Lo staff di Giuseppe Conte, che aveva già chiarito che per lui Siri si doveva dimettere, non hanno dubbi, nessuna crisi di governo all’orizzonte: “Non resta che aspettare, e nessuno veramente crede a una crisi prima del voto europeo per una poltrona“.