Cronaca

Roma, casa popolare assegnata a famiglia rom: infuria la protesta

A Roma c'è di nuovo una protesta in atto dopo che una casa popolare è stata assegnata a una famiglia rom nella zona est della capitale
volante della squadra mobile

Dopo il caos di Torre Maura nato dal trasferimento di alcune famiglie di rom, la città di Roma, nella zona di Casal Bruciato, la polemica è scoppiata di nuovo dopo che una famiglia rom è andata ad abitare in una casa popolare.

La famiglia rom e la casa popolare

Ad una famiglia rom è stata assegnata una casa popolare nella periferia est di Roma. La famiglia è entrata nell’appartamento scortata dalla polizia, per la sicurezza della famiglia stessa che ha denunciato di aver subito minacce: “Vogliono tirarci una bomba“.

Il padre della famiglia racconta: “Abbiamo subito delle minacce. Ci sono queste persone qui sotto e non sappiamo come dobbiamo fare. Ci hanno detto che dobbiamo andare via e non possiamo stare qui. I bambini hanno paura“. E ancora: “Ci hanno detto: ‘questa casa non è vostra’, ma questa casa ce l’ha data il Comune” .

La reazione di CasaPound

Intanto infuria nuovamente la protesta. Da CasaPound fanno sapere: “E’ stato assegnato un alloggio popolare a un nucleo familiare di 14 nomadi. Gli abitanti non li vogliono, hanno paura. Il sindaco di Roma pensa di risolvere l’emergenza dei campi nomadi abusivi sulle spalle dei cittadini.

L’appartamento al centro della protesta si era liberato due settimane fa. Assegnataria era una signora ma ci vivevano i nipoti, che volevano riscattare l’immobile ma il Comune li ha bollati come occupanti abusivi“.

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, chiamata in causa ha risposto: “CasaPound deve rispettare le leggi dello Stato italiano. Nessuno può pensare di sostituirsi alle Istituzioni“. Su Facebookha spiegato: “La verità è che CasaPound specula sulla pelle di tutte le persone e, intanto, occupa abusivamente un palazzo in pieno centro a Roma.

Predica male e razzola ancora peggio. Non fatevi ingannare da questi imbroglioni. Noi, invece, stiamo facendo rispettare le leggi, stiamo chiudendo i campi nomadi spingendo gli abitanti a trovarsi un lavoro, pagare le tasse e a mandare i figli a scuola. Le regole vanno rispettate da tutti“.

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