Cronaca

Strage di Erba, l’intercettazione shock:”Sono stata io a uccidere tutti”

Subito dopo aver confessato, Olindo e Rosa si incontrarono: dalle loro parole si intuiscono le priorità della coppia e perché raccontarono tutto
olindo rosa 2

Mentre la trasmissione Le Iene continua a mandare in onda servizi sul caso della strage di Erba proponendo “la nuova verità” di Olindo Romano e Rosa Bazzi, c’è chi punta a riportare l’attenzione su quelle che furono le parole dei due condannati all’epoca dei fatti. Sono le intercettazioni dei dialoghi tra Olindo e Rosa, infatti, ad essere al centro della puntata di Quarto Grado sulla strage di Erba. Le parole dei due coniugi fanno infatti molto riflettere sulla tesi innocentista che entrambi stanno ora portando avanti, seguiti e documentati da Le Iene e da Antonino Monteleone.

Ci fu davvero un “complotto”?

A parlare è Gianluigi Nuzzi, che nomina i due professionisti di cui ha di recente parlato Rosa Bazzi raccontando di un presunto “complotto” architettato, al tempo, per portarli a una confessione. “Voglio partire da questa parola: complotto. Se noi seguiamo le ultime interviste degli ergastolani Rosa e Olindo sarebbe stato ordito un complotto ai loro danni. E chi sono i cattivi? Beh, uno ce l’abbiamo in casa qui a Quarto Grado: Massimo Picozzi, lui medico, professore che ha scritto centinaia di libri avrebbe istruito Rosa e Olindo per fare la confessione perfetta”.

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Picozzi non è stato l’unico ad essere nominato da Rosa Bazzi: “Poi un altro attore di questo complotto sarebbe il pm Astori, che avrebbe mostrato le fotografie e suggerito le risposte. Non sazi, Rosa e Olindo estraggono anche il maresciallo Gallorini, che avrebbe riferito la dinamica di questa strage”.

Dopo la confessione

Se adesso Rosa e Olindo appaiono lucidi e chiari nel portare avanti la tesi dell’innocenza, al tempo i loro dialoghi facevano trasparire tutt’altro: tra di loro parlavano di colpe assodate, di atti portati a termine.

Il 10 maggio 2007 i due, dopo aver confessato, si incontrarono in carcere in un colloquio programmato: appaiono sereni, energici, soddisfatti di come sono andate le cose. Al tempo, il loro unico scopo era stare assieme: provenivano da un periodo di isolamento carcerario che sicuramente li aveva provati. A parlare è Rosa, che con entusiasmo dice a Olindo di aver raccontato tutto: “Io ho fatto un colloquio con loro ho detto tutta la verità che sono stata io a uccidere tutti”. Le sue parole sono forti: perché parlare di “verità”, se era una confessione “pilotata” come lei ora sostiene?

Lui, a quel punto, risponde: “No aspetta hai detto proprio il vero vero?”. La loro attenzione, però, più che sulla confessione è sul loro unico motivo d’interesse: stare insieme. “Io ho fatto un accordo prima, abbiamo preso un avvocato bravissimo, bravissimo (…) ci possiamo vedere una volta al mese”. I toni sono felici, ben diversi da quelli delle intercettazioni precedenti, in cui i due discutono della possibilità di fornire una confessione.

L’importante era stare insieme

Questa intercettazione raccontava di due persone che dichiarano di sentire addirittura meglio, dopo aver fornito la confessione, come se si fossero tolti un peso: “Io sono contenta adesso di aver fatto quello che abbiamo fatto” dice Rosa al marito prima di salutarlo, con il pensiero già rivolto al prossimo incontro.

Ultima raccomandazione è una manifestazione di sostegno: “ Non preoccuparti tu mi davi forza a me adesso te la do io”.

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