olindo e rosa

Qualche settimana fa era circolata una notizia apparentemente esplosiva: Rosa Bazzi aveva uno spasimante. Oggi, sappiamo che quella notizia sarebbe arrivata anche a Olindo Romano, suo marito, che non ha reagito molto bene a tali informazioni. A raccontarlo è il settimanale Oggi.

Un amore mai sopito?

Olindo Romano e Rosa Bazzi, oltre che ad essere noti per essere stati condannati per una delle stragi più efferate della storia italiana, sono famosi per l’amore che li unisce profondamente.

Anche se da ultime dichiarazioni sembra che quell’amore si sia leggermente intiepidito nel corso degli anni (forse provato dalla separazione e dal regime carcerario), Olindo non ha creduto per un attimo che la sua Rosa potesse averlo messo da parte per un altro uomo.

D’altronde, lui e Rosa rimangono uniti, come racconta l’avvocato della coppia, Fabio Schembri: Continua a vedersi con Rosa, con la quale può anche parlare al telefono. In carcere, devo dire, gode della solidarietà di tutti”. Rimane però, riporta il legale, lo sconcerto per l’attenzione mediatica data a quello che viene ritenuto un pettegolezzo, utilizzato per sviare l’attenzione dei media dal vero problema: la ricerca di “giustizia” da parte di Olindo e Rosa.

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Un pettegolezzo per sviare i media?

Si era parlato di un carcerato che avrebbe rifiutato un lavoro fuori dal carcere per non dover abbandonare Rosa Bazzi. Oggi riporta che il diretto interessato avrebbe smentito. non che a Olindo servisse: crede che sia stata una mossa architettata a favore del gossip e di chi, secondo lui, vorrebbe ostacolarli in un momento in cui in tanti si stanno dichiarando innocentisti nei loro confronti.

Alla ricerca di un nuovo processo

Il momento, per la coppia, è dopotutto delicato: è appena stato presentato un nuovo ricorso in Corte di Cassazione e la coppia, ora, si sta appellando anche al tribunale di Como.

Rimane in piedi la sequenza di interrogativi sorta dalla misteriosa eliminazione di alcuni reperti, circostanza utilizzata dalla difesa per dimostrare che ci sarebbe una sorta di non volontà, da parte delle istituzioni, a cercare un “vero colpevole”.