matteo salvini evidenza

Anche se sembra che Salvini si trovi sempre ovunque (a ogni evento, ogni comizio, ogni congresso di minimo interesse mediatico), in realtà c’è un posto in cui pare si presenti di rado: il Viminale. A raccontare la peculiare storia delle assenze saliniate sul posto di lavoro è La Repubblica, che ha deciso, calendario alla mano, di capire dove si trovava Salvini in questi primi 5 mesi del 2019. 

La scoperta fondamentale di chi ha condotto la ricerca su come Matteo Salvini trascorra le sue giornate è la seguente: il ministro dell’interno passa davvero pochi giorni all’anno in ufficio.

E, per pochi, s’intende un numero che viaggia tra i 12 e i 17, mentre i restanti 211 giorni si trovava in giro.

Solo 12 giorni certi in Viminale

A quanto pare, infatti, ci sono solo 12 presenze certificate di Salvini al Viminale, mentre per altri 5 giorni c’è incertezza sulla sua posizione. Sono invece 211 i giorni in cui Salvini era altrove: ai comizi, nelle piazze o (perché è un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo) nelle sagre, nelle feste locali, al Vinitaly.

Di queste esperienze, d’altronde, c’è ampia documentazione social: non si contano più i selfie in mezzo alla gente e le foto del ministro che addenta piadine, dolcetti o altri prodotti locali. Spesso, quei selfie ci costano parecchio: per scattarli usa macchine e mezzi di Stato.

Stare in ufficio è essenziale

Ci si potrebbe chiedere se non sia una scelta consapevole, in buona fede, mirata a trasformare il lavoro del Ministro “da scrivania” in un nuovo ministro “itinerante”, più a contatto con le emergenze. Non è propriamente così: come sottolinea anche Repubblica, ci sono delle cose che solo il Ministro può fare e deve trovarsi in ufficio: firmare documenti urgenti e carte che autorizzino il procedere a operazioni inerenti mafia e terrorismo.

La sua linea telefonica al Viminale è protetta e criptata, mentre non lo è certamente il suo telefonino. A occuparsi di molte questioni è Matteo Piantedosi, prefetto, che ha nelle sue mani gran parte delle deleghe. Decisamente, il modus operandi salviniano è cosa nuova per il Viminale, come sottolinea a Repubblica l’ex prefetto Mario Morcone: “Il confronto costante con i cinque capi Dipartimento è essenziale per il funzionamento della macchina.

Se il capo non c’è mai, il lavoro rallenta. Minniti arrivava in ufficio alle 8.30 e se ne andava la sera. Nicola Mancino si presentava in ufficio alle 7, prima della donna di servizio, e lei si metteva a urlare perché non riusciva a pulire la stanza”.