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Il caso che dall'incidente del 20 marzo 2016 aspetta giustizia ha subito un nuovo arresto. Per la morte delle 13 studentesse Erasmus in Spagna, tra cui 7 italiane, non c'è nessun colpevole, nonostante gli sforzi delle famiglie per far venire a galla la verità. Il giudice ha disposto l'archiviazione dell'inchiesta, dato che non ci sarebbero elementi per riaprire le indagini.

Studentesse morte in Erasmus: non ci sarà nessun processo

Hanno perso la vita in un incidente d'auto mentre tornavano da Valencia a Barcellona, le 13 studentesse che partecipavano al programma di scambi europeo. Nonostante le famiglie chiedano da 3 anni che si faccia luce sulle cause che hanno distrutto le giovani vite, la magistratura spagnola ha rifiutato per la terza volta di aprire un processo.

Le perplessità dei familiari sulle indagini

Il padre di una delle vittime italiane, Giuseppe Scarascia Mugnozza, aveva denunciato in un'intervista il presunto ostruzionismo degli inquirenti. L'autista dell'autobus su cui viaggiavano le studentesse avrebbe in un primo momento addotto come ragione un colpo di sonno, per poi ritrattare parlando di un guasto al mezzo. Nessun tipo di informazione utile al caso è ormai ricavabile dall'autobus che, secondo quanto sostenuto dall'uomo, è rimasto tre anni in un deposito all'aperto, esposto quindi agli agenti atmosferici.

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Le giovani vittime italiane dell'incidente

Gli avvocati pronti ad impugnare l'atto

Come riporta La Nazione, gli avvocati dei familiari sarebbero pronti ad impugnare l'atto davanti la Corte d'Appello. Il legale della famiglia di Elena Maestrini, l'avvocato Cinzia Zanaboni, ha definito la decisione "inaccettabile". Come dichiara al quotidiano: "Bisogna evitare di ritrovarsi di fronte di nuovo allo stesso giudice, perché questo è tecnicamente possibile". La possibilità migliore sarebbe quella di rivolgersi alla Corte d'Appello di Tarragona.

Leonardo Marras, capogruppo del PD in Toscana, ha promosso una mozione approvata dal Consiglio Regionale per chiedere alle istituzioni di fare pressioni affinché si apra un'indagine risolutiva. "Insieme diamo un segnale chiaro, univoco e forte accogliendo l’appello della famiglia di Elena e della comunità di Gavorrano per proseguire nella ricerca della verità", ha scritto su Facebook il consigliere regionale, commentando l'approvazione della mozione.