kay ivey mentre firma la legge sull'aborto


"Se le leggi potessero parlare, per prima cosa si lamenterebbero dei giuristi".

Dopo anni di lotta, dibattiti, discussioni etiche sfociate in quella storica sentenza nota a tutti come Roe contro Wade datata 1973 - un vero e proprio traguardo per quanto riguarda la legislazione sull'aborto - viene firmata in Alabama una legge che sancisce la disfatta, una battaglia di Waterloo per i diritti delle donne.

Alabama, Kay Ivey firma la legge sull'aborto

In Italia la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, conosciuta con l'abbreviazione "legge 194", è giunta nel 1978, il 22 maggio. In Alabama, paese federale degli Stati Uniti, 41 anni esatti dopo dal nostro decisivo 22 maggio l'aborto viene condannato, ammesso solamente di fronte ad una specifica ed esclusiva casistica.

Se il feto che la donna porta in grembo rischia di compromettere gravemente la sua salute, allora sì, si potrà procedere con l'aborto. Diversamente però, l'interruzione volontaria di gravidanza non sarà ammessa per legge firmata questa mattina dalla governatrice dell'Alabama, Kay Ivey.

Vietato l'aborto anche in caso di stupro e incesto

"Ho firmato. La legge afferma con forza l'idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio", parole promulgate questa mattina su Twitter dalla governatrice stessa.

Entrando nello specifico della legge che in Alabama, dopo l'ok della Camera, è stata approvata dalla maggioranza del Senato - a decidere sono stati circa 25 membri repubblicani del Senato locale, tutti uomini - la lex prevede che non sia mai ammesso l'aborto, nemmeno nei casi di stupro o incesto. Una donna non sarà infatti più libera di abortire - entro i limiti previsti e consentiti - il bambino frutto di una violenza subita, magari da parte di uno sconosciuto così come un'altra donna magaridovrà dare forzatamente alla luce il figlio concepito ad esempio dal fratello o dal padre.

Perseguibili i medici: rischiano 99 anni di carcere

E ancora, non solo la legge mina i diritti di una donna che non è più padrona del proprio corpo, ma qualunque medico decida di aiutarla sarà per legge perseguibile.

Nel caso in cui un medico deciderà di aiutare una donna ad interrompere la gravidanza in maniera illegale, rischia una condanna fino a 99 anni di carcere. Un ergastolo dunque: una pena che appare assurda se si pensa alla pena prevista per uno stupratore. E qualora fosse anche solo scoperto con l'intenzione di eseguire un aborto, la condanna ci sarà ugualmente: 10 anni di carcere.

Da Lady Gaga a Hillary Clinton

E qui, è opportuno citare quanto chiosato in merito dalla star internazionale, Lady Gaga: "È un oltraggio vietare l'aborto in questa epoca in Alabama, ed è tanto più atroce che escluda la possibilità a colore che sono stati violentati o che hanno subito un incesto, consensuale o meno - scrive Lady Gaga su Twitter, facendosi portavoce del pensiero femminile - Quindi esiste una pena più alta per i medici che eseguono queste operazioni che per la maggior parte degli stupratori? Questa è parodia, prego per tutte queste donne e giovani ragazze che soffriranno per colpa di questo sistema".

Lady Gaga non è stata ovviamente l'unica ad opporsi criticamente alla legge approvata in Alabama. Tra i contrari c'è sicuramente anche Hillary Clinton: "I divieti di aborto in Alabama, Georgia, Ohio, Kentucky e Missisipi sono attacchi terrificanti alla vita delle donne e alle libertà fondamentali. I diritti delle donne sono diritti umani - scrive la Clinton su Twitter - Non torneremo indietro".

E ancora, molto forti sono state le parole di Alexandria Ocasio-Cortez, politica e attivista statunitense: "I divieti di aborto non riguardano solo il controllo dei corpi delle donne. Riguardano il controllo della sessualità femminile - scrive la Ocasio-Cortez su Twitter - Possedere donne. Dal limitare il controllo delle nascite al bandire il sesso completo, i fondamentalisti religiosi statunitensi stanno lavorando duramente per bandire il sesso che sta al di fuori della loro teologia".

Il cavallo di Troia: le ipotesi dei protestanti

I movimenti PRO-CHOICE, contrariati da questa legge descritta come una delle più restrittive d'America sull'aborto, hanno annunciato che dichiareranno guerra contro questa legge e avanzato ipotesi ancor più accorte. Non è escluso infatti che questa restrizione sull'aborto, approvata dal Senato e sospinta verso il tavolo della Corte Suprema, sia un cavallo di Troia. Dietro alla volontà di rovesciare la Roe vs Wade potrebbe esserci l'intento di tastare il territorio e collaudare una strategia legislativa che potrebbe permettere, in futuro, ulteriori restrizioni che potrebbero riguardare ad esempio i diritti degli omosessuali o delle minoranze etniche.

Intanto si ha la netta sensazione, e l'Alabama è solamente l'ultimo degli Stati travolti dall'ondata, che stia ribollendo in America diffusamente la volontà di ridurre gli aborti con la prospettiva, un giorno, forse, di poterli bandire del tutto.

*immagine in alto: Kay Ivey, la governatrice dell'Alabama mentre firma la legge che vieta l'aborto approvata dal Senato ieri. Fonte/Twitter Governor Kay Ivey