primo piano di nicola zingaretti


A riportare i tasselli di questa inchiesta, ribattezzata inchiesta San Raffaele, è Il Fatto Quotidiano mentre ad insorgere sono molti e ribollono dal calderone dell'ala giallo-verde del governo.

Nell'occhio del ciclone c'è il nome di Tiziana Petucci e, di conseguenza, quello del segretario del Pd Nicola Zingaretti contro il quale viene puntato il dito per averla nominata come dirigente della Regione Lazio per lo Sviluppo Economico, le Attività Produttive e Lazio Creativo nonostante sia tra gli imputati per truffa proprio nei confronti del suo stesso ente.

L'inchiesta San Raffaele

"I pm chiedono una condanna di 10 anni di reclusione ma per Zingaretti, vale la nomina da dirigente e uno stipendio di 155mila euro l'anno più indennità", sono le parole che risuonano sui social, scritte da Rosa D'Amato, politica del Movimento Cinque Stelle.

Sotto la lente d'ingrandimento della Lega e del Movimento Cinque Stelle, sulla scia del caso di Armando Siri, c'è il nome di Tiziana Petucci, attualmente a capo della Direzione regionale per lo Sviluppo Economico, le Attività Produttive e Lazio Creativo.

A scegliere lei, per il suo curriculum, è stato il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Quanto però contestato dalla Lega, che ha voluto depositare un'interrogazione al presidente della Regione in merito, è la decisione di Zingaretti di nominare per un ruolo così cruciale e di valore - non solo economico - una personalità implicata in un processo e imputata insieme ad altre 13 persone per truffa con tanto di rischio condanna a 10 anni di carcere.

Si legge così sulla pagina Facebook di Rosa D'Amato: "Si tratta di Tiziana Petucci, coinvolta nell'inchiesta portata avanti dalla Procura di Roma, su una presunta truffa ai danno del sistema sanitario del Lazio di 163 milioni di euro".



Presunzione d'innocenza

I capi d'accusa che pendono contro la Petucci, nello specifico, sarebbero falso ideologico e abuso d'ufficio. Qui la contro accusa della D'Amato: "Possibile che quando ci sono nomine da fare, la scelta ricada sempre su indagati e condannati quando a compierle sono gli altri partiti?". Intanto però, la risposta ricevuta da Il Fatto Quotidiano da parte della Regione Lazio risulta alquanto lapidaria: il processo, viene sottolineato, non è concluso e proprio per questo è necessario fare fede alla presunzione d'innocenza. In caso di assoluzione infatti, la Petucci avrebbe potuto rivoltarsi contro la Regione Lazio se l'avessero esclusa dandola, per scontato, colpevole di un reato non commesso ma solo presunto. Dure le parole, a commento, di Mattia Fantinati, politico del M5S: "Lei rischia 10 anni di carcere per aver truffato la Regione Lazio, ma Zingaretti la nomina dirigente e le offre un incarico da +100mila euro l'anno. Questo è il PD che premia il merito? Complimenti!", chiosa il politico su Twitter.