bambino sdraitato dentro incubatrice

Splendide notizie quelle che arrivano da Rovigo, il piccolo Giorgio, il neonato trovato da due anziane in un cassonetto del cimitero, è stato adottato. Il piccolo era stato abbandonato all’interno di un borsone e poi traforato in ospedale dove i medici sono riusciti a salvarlo.

Giorgio, il bimbo del cassonetto di Rovigo è stato adottato

A dare l’annuncio l’Ulss 5 di Polesana, nei giorni scorso il piccolo Giorgio è stato dimesso dal reparto di neonatologia dell’ospedale di Rovigo ed ed è andato nella sua nuova casa con la famiglia che lo ha adottato.

Le dimissioni dopo il via libera del Tribunale dei Minori di Venezia che ha portato a termine positivamente quella che in gergo tecnico si chiama pratica di adattabilità. Ora Giorgio, trovato il 24 aprile scorso in un borsone in un cassonetto vicino al cimitero, ha una famiglia e crescerà amato e in salute.

Giorgio, il bimbo del cassonetto

24 aprile 2019, ore 9 del mattino, l’attenzione di due signore anziane che si trovavano ne campo santo sono state allertate da un rumore sospetto. Siamo a Rosolina, in provincia di Rovigo, le donne trovano un borsone sospetto abbandonato vicino ad un cassonetto, una volta aperto la sorpresa; dentro c’era un neonato.

Il piccolo non era nato da molto, dopo aver allertato i soccorsi è scattata una corsa contro il tempo in direzione dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo; il piccolo aveva ancora addosso il cordone ombelicale e la placenta, ed era in avanzato stato di ipotermia. I medici riescono a salvarlo e da un mese a questa parte il piccolino era ricoverato nel reparto di terapia intensiva.

La lettera dell’infermiera

Lo hanno chiamato Giorgio, in onore della donna che per prima lo ha soccorso e ha fatto di tutto per mantenerlo al caldo e al sicuro; l’infermiera 35enne Giorgia Cavallaro. L’infermiera ha dedicato una lettera al neonato sperando che un giorno qualcuno gliela leggerà. In quelle poche righe Giorgia Cavallaro ha trascritto e trasmesso tutta l’emozione vissuta quel giorno; i tentativi per tenere il piccolo al caldo, le sirene che lo hanno svegliato e i loro occhi che si sono incontrati.

Non avevo mai provato delle emozioni così intense”, scrive, poi ricordando il viaggio in ospedale Giorgia racconta: “Avevi i piedini e le manine gelate, abbiamo alzato il riscaldamento al massimo. Mentre Marco ripartiva ti ho preso in braccio e ti ho posato al mio petto coprendoti con il lenzuolino sterile, una coperta, la mia maglietta, con qualunque cosa potesse restituirti un po’ di calore”.

Credits immagine in alto: Immagine di repertorio/ansa