mario bozzoli

È totale mistero sul caso della scomparsa di Mario Bozzoli, imprenditore di marchino (paese in provincia di Brescia) svanito nel nulla l’8 ottobre 2015. A quasi 4 anni dalla scomparsa il corpo non è stato ritrovato né si ha traccia di possibile fuga da parte dell’uomo. A distanza di tanto tempo è anche stata scartata l’ipotesi, a lungo considerata valida, dell’uso dei forni dell’azienda di famiglia per occultare il cadavere.

Scomparso nel nulla

Mario Bozzoli gestiva con il fratello Adelio e con i figli di lui, Giacomo ed Alex, l’azienda di famiglia a Marchino. L’8 ottobre di 4 anni fa, dopo il lavoro, aveva telefonato alla moglie e poi aveva deciso di farsi una doccia negli spogliatoi dell’azienda. Le indagini avevano scoperto un clima di tensione in famiglia: i nipoti dell’uomo a quanto pare aveva idee divergenti, rispetto all’uomo, sulla gestione delle attività e sull’apertura di un nuovo stabilimento a Bedizzole. Si era ritenuto che i due avessero potuto uccidere lo zio ed eliminarlo con i forni dell’azienda ma l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha escluso l’utilizzo dei forni per l’occultamento del cadavere perché per dimensioni non sarebbero conformi alla distruzione di un corpo umano.

Forse portato via nei sacchi per i rifiuti

Alex e Giacomo Bozzoli sono al momento indagati per omicidio volontario premeditato ed occultamento di cadavere. Secondo una nuova tesi, il corpo di Bozzoli potrebbe essere stato portato fuori dall’azienda usando i sacchi neri per le scorie. Come ha riportato il procuratore generale di Brescia, Pierluigi Maria Dell’Osso, “Non c’è stato un minimo elemento in tre anni e mezzo di indagine che possa aver fatto ipotizzare la presenza in vita di Mario Bozzoli, che è stato ucciso”. A distanza di anni non c’è un corpo e non ci sono tracce dello stesso nell’auto dell’uomo. Ad ogni modo, nei prossimi 20 giorni gli indagati potranno essere ascoltati, se loro desiderano, dalle autorità. Tra 20 giorni verrà chiesto il rinvio giudizio per i nipoti di Bozzoli e per Oscar Maggio e Abu, operai della ditta, accusati di favoreggiamento.