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C’è una firma tutta italiana dietro il progetto Astrobee, che si occupa di realizzare robot per supportare le attività esplorative degli astronauti impegnati sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Appartiene a un giovanissimo genio dell’ingegneria aerospaziale di origini campane, il cui nome è Roberto Carlino. All’età di 29 anni è una delle menti brillanti dietro questa straordinaria avventura della scienza.

Roberto Carlino: orgoglio italiano nello Spazio

‘Bumble’, ‘Honey’ e ‘Queen’ sono i nomi dei 3 robot Astrobee partiti lo scorso 17 aprile verso la Iss a bordo della missione di rifornimento numero 11. Di questi, soltanto il primo è in attesa del lancio (previsto a luglio), dopo la conclusione dei test preliminari sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Dietro questa grande avventura c’è la firma dell’ingegnere italiano Roberto Carlino. Laureato in Ingegneria Aerospaziale, originario di Napoli, è partito alla volta degli Stati Uniti per inseguire il suo grande sogno di ricercatore. La Nasa lo ha inserito a pieno titolo in alcuni dei più importanti progetti sviluppati nel Centro californiano Ames, dove lavora ormai da 4 anni.

È proprio lì, nel cuore pulsante della mitica Silicon Valley, che il genio visionario di Carlino esplora nuove frontiere. Con lui un team composto da circa 20 scienziati, registi della realizzazione di tre robot che assisteranno le missioni oltre la Terra.

Gli occhi del mondo puntano dritti verso il ritorno dell’uomo sulla Luna, ed è anche grazie al contributo di Roberto Carlino che questo orizzonte diventerà realtà.

Il progetto Astrobee

Gli assistenti robotici Astrobee, di cui fanno parte ‘Bumble’, ‘Honey’ e ‘Queen’, sono concepiti per operare in condizioni di microgravità. Una serie di sensori ne consente il movimento, interamente autonomo, nell’ambito di un ‘ecosistema’ intelligente che è stato pensato per una futura stazione lunare (Lunar Orbital Gateway).

Tra gli obiettivi principali figura quello di aiutare gli astronauti a condurre il veicolo spaziale nelle regioni prossime al nostro satellite naturale o a Marte.

I robot sono in grado di riposizionarsi autonomamente nell’apposita docking station quando viene rilevata la necessità di una ricarica delle batterie.