tragedia di corinaldo

Su quella che è passata alle cronache come la tragedia di Corinaldo emergono nuovi dettagli e nuovi inquisiti. Si trovano adesso indagati il sindaco del paesino in provincia di Ancona, Matteo Principi, e altri 7 membri della Commissione unificata di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo che nel 2017 non avrebbero dovuto rilasciare i permessi al locale in cui ebbe luogo la strage, la Lanterna Azzurra Clubbing, perché classificato come “magazzino agricolo“.

Pesanti accuse contro tutta la commissione

Era la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, quando dentro il locale Lanterna Azzurra Clubbing di Corinaldo qualcuno ha spruzzato dello spray al peperoncino scatenando il panico all’interno del locale, come hanno confermato i carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche.

La folla tenta quindi di uscire ma nella calca rimangono feriti 14 minorenni e vengono travolte e uccise 6 persone: tra queste, una madre 39enne di 4 figli, Eleonora Girolimini, e altri ragazzini di età compresa tra i 14 e i 16 anni, Benedetta Vitali, Mattia Orlandi, Daniele Pongetti, Emma Fabini ed Asia Nasoni. Si trovavano tutti lì in attesa di ascoltare il concerto del cantante Sfera Ebbasta, peraltro indagato dalla Procura di Pescara per i testi delle sue canzoni.

Ora, la Procura di Ancona ha messo sotto indagine con l’accusa di concorso in omicidio colposo plurimo aggravato, disastro colposo aggravato e falsità ideologica in atto pubblico per aver espresso un parere favorevole al rilascio della licenza al locale in cui ebbe luogo la tragedia, il sindaco Matteo Principi e altre 7 persone, membri della Commissione unificata di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. Il primo cittadino di Corinaldo è indagato in qualità di presidente di tale commissione che nel 2017 ha rilasciato il permesso al locale nonostante fosse classificato al catasto provinciale come “magazzino agricolo“.

Tuttora il locale risulta tale “poiché il suo cambio di destinazione d’uso non è mai stato formalmente rilasciato”. Il suo nome e quello delgi altri 7 componenti della commissione si aggiungono ad una lista di indagati composta da altre 10 persone tra le quali ci sono i titolari del locale e della società che lo gestiva, un ragazzo di 17 anni accusato di aver spruzzato lo spray al peperoncino che ha causato la tragedia, un addetto alla sicurezza e un dj.

Le verifiche tecniche “bocciano” il locale da tutti i punti di vista

Nel mirino, ci sono poi le verifiche di carattere tecnico eseguite dalla Commissione sulla struttura della Lanterna Azzurra di Corinaldo. Infatti, è stato accertato che quell’uscita di sicurezza numero 3, nei pressi della quale venne spruzzato lo spray urticante e moririrono tutte le vittime, “è risultata strutturalmente e funzionalmente inidonea allo scopo, come emerge da numerose irregolarità“. La Procura di Ancona ha inoltre rilevato che anche la scala a ventaglio e lo scivolo non erano nè illuminate a sufficienza nè avevano segnalazioni di uscita abbastanza evidenti.

Ancora più sconcertanti sono poi risultate le condizioni della balaustra crollata sotto il peso della folla “di fattura artigianale, in stato di ossidazione avanzata, inglobata in vegetazione rampicante e non idonea a sopportare le sollecitazioni delle azioni di spinta derivanti da un rapido deflusso del pubblico in situazioni di emergenza“. Insomma, cio che è emerso dai controlli tecnici sembrerebbe mostrare quanto siano state sommarie le verifiche della Commissione che con leggerezza ha concesso alla Lanterna Azzurra Clubbing il permesso di ospitare eventi in un luogo, pare di capire, assolutamente non adeguato a questa finalità.