elezioni europee

È il giorno finale delle elezioni europee, massiccio esercizio di democrazia per i 28 Paesi dell’Unione che devono rinnovare il Parlamento. Le urne interessano 400 milioni di cittadini europei e le votazioni sono iniziate il 23 maggio per 7 Paesi, tra cui la Gran Bretagna a cavallo di Brexit. In Italia si vota anche per le amministrative, con 3800 comuni che devono rinnovare il consiglio comunale ed eleggere il sindaco, mentre in Piemonte è aperta la sfida per eleggere il governatore.

Elezioni europee: la sfida tra due visioni contrapposte

Due prospettive diverse sull’Europa si contrappongono in queste elezioni che rinnoveranno i 751 europarlamentari, eletti con numeri proporzionali a seconda della grandezza demografica del Paese.

In Italia si eleggono 73 eurodeputati, più i 3 assegnati dopo la Brexit che diverranno effettivi quando la Gran Bretagna saluterà definitivamente l’Unione Europea. Gli occhi sono puntati sui risultati dell’asse dell’estrema destra, che mira a ribaltare i giochi nel Parlamento europeo, da sempre controllato dai due partiti PSE e PPE.

I partiti euroscettici e xenofobi vogliono costruire una rappresentanza alternativa ai popolari, puntando, se non ad avere la maggioranza in Parlamento, a minacciare i numeri dei partiti maggioritari spostando gli equilibri verso l’estrema destra. La coalizione è guidata dal leader della Lega Matteo Salvini, che ha unito sul palco di Milano diversi esponenti delle correnti nazionaliste, come l’olandese Geert Wilders (che secondo gli exit poll non ha conquistato seggi), la francese Marine Le Pen e il tedesco dell’Afd Jörg Meuthen.

Il ministro dell’Interno conta di raggruppare anche l’estrema destra spagnola di Vox e il PiS, il partito del presidente polacco, al momento non incline però a fare alleanze con la Le Pen.

Il trionfo dei Verdi

Stando agli exit poll attuali i veri vincitori della tornata elettorale saranno i Verdi europei. Il gruppo detiene al momento 52 deputati, ma sull’onda del successo delle mobilitazioni ambientaliste in tutta Europa e del fenomeno Greta Thunberg conta di acquisire maggiore importanza.

I Verdi possono vantare due risultati importanti come l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul Dieselgate e la messa al bando della plastica monouso. Europeisti convinti, avrebbero sfondato in Irlanda, dove il partito ambientalista sarebbe al primo posto a Dublino. In Germania sarebbero il secondo partito, al 22%, doppiando anche l’estrema destra dell’Afd e diventando la vera sorpresa di queste elezioni. I Verdi hanno conquistato moltissimi voti attingendo dal bacino dei socialdemocratici, che attraversano un periodo di forte crisi.

L’affluenza boom in Europa

Queste elezioni europee sono un caso eccezionale, come dimostrano alcuni dati sull’affluenza nei Paesi membri. In Francia il ministero dell’Interno ha annunciato che un’affluenza boom del 43,29% alle 17, che ora dovrebbe aver superato il 50%. Ben 8 punti in più rispetto al 2014, dove i cittadini francesi che avevano votato erano solo il 35%. Nei vicini d’oltralpe la sfida testa a testa è tra Emmanuel Macron, che afferisce al gruppo politico dei liberali dell’Alde, e Marine Le Pen, scesa in campo insieme a Matteo Salvini e agli altri partiti sovranisti europei.

Anche in Germania si conta un’affluenza record del 60%, mai vista così dalla riunificazione del 1989. La CDU di Angela Merkel sembra saldamente in testa con il 28% secondo gli ultimi exit poll. Rimane invece stabile in Italia, al 16,72% alle 12 che dovrebbe aver superato il 40% alle 19.

Lo strano voto in Gran Bretagna

I cittadini della Gran Bretagna non avrebbero dovuto votare dopo la decisione di lasciare l’Europa nel 2016, ma l’incapacità di raggiungere un accordo ha portato i britannici alle urne il 23 maggio, e la sfida si è consumata proprio sul tema della Brexit. I due fronti, del Leave e del Remain, sono al centro di queste elezioni con due partiti favorevoli all’uscita immediata, Brexit Party e Ukip, e la coalizione europeista, tra cui i Lib Dems e i Verdi. Il Brexit Party di Nigel Farage è il super favorito, con aspettative superiori al 30% delle preferenze. In linea con le dimissioni di Theresa May, che lascia il campo a possibili candidati premier dell’ala dura del Leave, come Boris Johnson.