cavallo

All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è stato compiuto un piccolo “miracolo” medico chirurgico. È stato infatti ricostruito con una serie di interventi d’avanguardia il volto di una bambina di 12 anni, che era stato praticamente distrutto dal calcio di un cavallo.

La piccola, che era rimasta deturpata e ridotta in condizioni disperate, potrà riavere un volto grazie al lavoro di due equìpe mediche che hanno tentato l’impossibile per ricostruire zigomi e orbita.

L’incidente mentre portava l’animale a passeggio

L’incidente era avvenuto il 30 novembre 2018: la piccola si trovava con la sorella e la babysitter in un circolo privato in via Guerra, a Mantova, per andare a trovare il suo cavallo.

La piccola, molto affezionata all’animale, lo stava tenendo con una corda mentre l’animale brucava su un prato. Ad un certo punto l’animale si è imbizzarrito ed ha colpito la bambina. Il calcio, violentissimo, le ha distrutto uno zigomo e un’area orbitale, che sembravano totalmente irrecuperabili. La piccola ha riportato danni neurologici, problemi al nervo ottico che aveva compromesso totalmente la vista, un ematoma intracranico. Per 6 mesi la piccola è stata sottoposta a terapia intensiva e riabilitazione e a una complicatissima procedura chirurgica.

Gravi danni anche a livello neurologico

A parlare degli interventi a cui è stata sottoposta la 12enne sono stati i direttori dei reparti di neurochirurgia e chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale di Bergamo. A riportare le loro dichiarazioni è stato l’Eco di Bergamo. Claudio Bernucci, direttore del team di neurochirurgia, ha dichiarato: “A causa del colpo infertole, lo zigomo e l’area orbitaria della piccola non esistevano più, con il primo intervento è stato necessario estrarre tutti i frammenti ossei dalla materia cerebrale, dove erano rimasti conficcati, e riparare quanto più possibile i danni neurologici.

La piccola infatti presentava anche una grave compromissione del nervo ottico. Un’impresa quasi impossibile, resa realtà solo grazie a un lavoro di team tra diverse squadre di chirurghi.

Usate parti ossee della bambina

Antonino Cassisi, direttore della chirurgia maxillo-facciale, ha spiegato che trattandosi di una bambina in fase di crescita non si poteva optare per una ricostruzione usando ossa prese dalla banca dell’osso, bensì da prelievi sulla bambina stessa. Cassisi ha spiegato all’Eco: “Con un intervento in cui hanno lavorato insieme due équipe, si è tagliata la scatola cranica della bimba, procedendo a prelevare una parte di questo osso sezionandolo longitudinalmente, lungo lo spessore.

Da una parte ossea se ne sono ottenute due, identiche”. A quel punto, i due team hanno cominciato a ricostruire il volto della 12enne: “La prima è stata riposizionata nella sua sede originaria, la scatola cranica, appunto, l’altra è servita invece per la ricostruzione del volto danneggiato della bimba, ovvero la cavità orbitaria, lo zigomo e la parete frontale e occipitale”.

(in alto: immagine di repertorio)