papa bergoglio in primo piano

Papa Francesco torna sul tema migranti e rifugiati con un messaggio in occasione della Giornata mondiale prevista per il 29 settembre prossimo. Il discorso del Pontefice pone l’accento sui rischi insiti nel timore dell’integrazione, “campanello d’allarme” di una deriva morale che apre le porte a intolleranza e razzismo. Sono parole che, ancora una volta, ricalcano la preoccupazione di Bergoglio davanti al clima politico incandescente in materia di accoglienza.

Il messaggio di Papa Francesco

Non cedere alle paure, si diventa razzisti“. È questo uno dei leitmotiv del messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, in programma per il prossimo 29 settembre.

Il documento firmato dal Pontefice ribadisce, punto per punto, le priorità del buon cristiano.

Su tutte spicca la necessità di neutralizzare i pregiudizi davanti all’incontro con gli altri, per evitare derive morali che rischiano di sfociare in condotte “intolleranti”.

È un discorso di ampio respiro che si fonda su 4 colonne portanti: accogliere, promuovere, proteggere e integrare. A preoccupare il Santo Padre è un crescente cedimento sociale verso quella che chiama “cultura dello scarto“, entro il cui spettro ricadono non solo gli ‘stranieri’ ma anche tutti gli oggetti la cui struttura non rientra negli stereotipi di massa.

È questo il rischio, secondo Bergoglio, che si corre davanti a tutto ciò che viene promosso (e poi percepito) come lontano dai “canoni del benessere fisico, psichico e sociale“, e per questo automaticamente emarginato in un cortocircuito di sentimenti che si allontanano dai valori del vivere cristiano.

Occuparsi di costruire una società inclusiva – si legge tra le righe del documento – significa alimentare un’esistenza che favorisce il bene altrui e se ne arricchisce in termini di umanità e civiltà.

Per questo, secondo Papa Francesco, occorre prestare molta attenzione a non cadere nella trappola “dell’individualismo” e della “globalizzazione dell’indifferenza”.

L’allarme sul razzismo

In buona sostanza, il messaggio di Papa Francesco punta dritto su un problema che i cristiani devono risolvere: il fisiologico “timore dell’altro”, seppur legittimo, non deve prestare il fianco ad atteggiamenti che legittimano impulsi razzisti.

La paura, quindi, non è da intendersi come negativa in senso stretto ma come fonte di rischio quando condiziona “il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi“.

Il motto del buon cristiano è “Prima gli ultimi“, ed è questo ‘movente’ sociale a dover fare da traino a uno scenario di vita che prenda fermamente le distanze dalla prevaricazione sui più deboli.

La posizione del Pontefice è sempre stata chiara, soprattutto dopo la recrudescenza della crisi dei migranti che spesso lo ha portato ad assestarsi in piena antitesi rispetto all’orizzonte politico italiano.