muso di un'ambulanza

La deriva del rispetto nell’era dei social non risparmia la morte. Particolarmente triste quanto accaduto domenica pomeriggio in quel di Verona. Un uomo, colpito da un malore mentre si trovava per strada, è stato osservato con aria interessata dai curiosi intorno a lui, fotografato, diventato protagonista di un selfie mentre un infarto lo stava uccidendo.

Verona, colto da un infarto per strada

Il cellulare è l’arma più tagliente di cui l’uomo è in possesso. In un’epoca di guerre social, ferite laceranti provocate da selfie, il rispetto per la morte, per la sofferenza, viene meno. È triste e desolante quanto accaduto in quel di Verona, come raccontato dallo stesso Corriere del Veneto, lo scorso 26 maggio.

Un uomo di circa 55 anni – identificato solo in un secondo momento – stava scavalcando un cancello in direzione del fiume, un gesto che lo avrebbero condotto a delle piccole scalette che conducono ai muraglioni del ponte di Riva San Lorenzo.

Il malore vicino al fiume

Un frangente di tempo. Dopo aver scavalcato il piccolo cancello l’uomo ha iniziato ad accusare il malore, un forte dolore al petto, che lo ha fatto accasciare a terra. I primi ad accorgersi di quanto stava accadendo al 55enne sono stati i presenti intorno a lui.

Qualcuno ha immediatamente reagito cercando di chiamare i soccorsi mentre qualcun altro ha avuto più interesse a fermarsi ad osservar con fare incuriosito come se, di fronte, avesse un qualsiasi spettacolo natura, o un’opera d’arte.

Selfie e video mentre muore

Una macabra curiosità che ha lasciato inchiodati di fronte al 55enne morente una folla di persone inebetite, affascinate da quanto stava sfortunatamente accadendo davanti ai loro occhi e che hanno voluto filmare, immortalare per sempre chi con un video, chi con una foto.

Quando i soccorso sono arrivati hanno dovuto destreggiarsi tra i presenti, tra chi persino si è scattato qualche selfie.

Dopo circa un’ora di tentativi per rianimarlo, i soccorsi non hanno potuto fare altro che dichiarare il decesso del 55enne. Il tristissimo epilogo di un’irrispettosa e sprezzante spettacolarizzazione della morte.