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La dipendenza da videogame entra ufficialmente a far parte dell’elenco delle malattie riconosciute dall’Organizzazione mondiale della Sanità. A deciderlo è stata l’Assemblea mondiale, riunitasi a Ginevra dal 20 al 28 maggio, nella quale i 194 stati membri hanno votato a favore dell’aggiornamento dell’International Statistical Classification of Diseases (noto con la sigla Icd-11), la classificazione internazionale delle malattie. Il testo contiene i codici di oltre 55mila patologie, a cui si va ad aggiungere per la prima volta il cosiddetto “gaming disorder”.

Cos’è il “gaming disorder”

Il “gaming disorder”, si legge sul sito ufficiale dell’Oms, è definito come “Un modello di comportamento di gioco (“gioco digitale” o “videogioco”) caratterizzato da una mancanza di controllo sui giochi, crescente priorità data al gioco rispetto ad altre attività nella misura in cui il gioco ha la precedenza su interessi e attività quotidiane, e un’immersione continua e progressiva nei giochi, nonostante il verificarsi di conseguenze negative”.

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Immagine di repertorio

Affinché sia diagnosticabile come malattia, sottolinea l’Oms, la dipendenza da videogioco deve essere di tale gravità da compromettere le relazioni familiari e sociali, oppure le attività lavorative, e deve manifestarsi per una durata di almeno 12 mesi.

Questa classificazione, è bene ricordarlo, diventerà effettiva solo a partire dal primo gennaio 2022.

La reazione dell’industria dei videogiochi

L’inclusione di queste nuove forme di dipendenza, nella lista di malattie riconosciute, era nota già da mesi e ha creato non poche polemiche nel settore. L’Entertainment Software Association, l’associazione che riunisce i colossi dell’industria dei videogiochi, aveva reagito con un comunicato piuttosto duro al riguardo: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità sa che il buon senso e la ricerca dimostrano oggettivamente che i videogiochi non creano dipendenza.

E, mettendo su di essi quell’etichetta, incautamente banalizza i veri problemi di salute mentale come la depressione e l’ansia sociale, che meritano il trattamento e l’attenzione della comunità medica”.

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Un problema da non generalizzare eccessivamente

Va detto che l’Oms è piuttosto attenta nel rimarcare come il “gaming disorder” possa affliggere solo una piccola parte della popolazione e non vada generalizzato in maniera eccessiva. Proprio per evitare singoli tragici casi, l’Oms consiglia di essere attenti alla quantità di tempo che si trascorre nei giochi, in particolare quando diventa penalizzante per altre attività quotidiane o dannoso per la salute fisica e psicologica.