zampa di un cane

Avevano lapidato e bastonato un cane fino ad ucciderlo. Di questi giorni una clamorosa sentenza assolve i due indagati che, per la legge, hanno agito per necessità.

Un’esecuzione crudele 

I fatti risalgono al 2014 e si svolgono a Breno, comune della Val Canonica in provincia di Brescia. Due uomini, padre e figlio, vengono immortalati in una serie di scatti durante un brutale massacro ai danni di un cane da pastore. Le foto, scattate da un’escursionista e diffuse dalla testata Brescia Today, fecero il giro del web suscitando lo sconcerto e l’indignazione dell’opinione pubblica.

I fotogrammi erano la testimonianza di un’esecuzione efferata consumata, tra l’altro, davanti a un minore che immobile assisteva alla mattanza. I due vennero identificati ed accusati di aver ucciso il cane con volontà e violenza, reato per il quale sono previste pene fino a 18 mesi.

Una sentenza che ci lascia sgomenti

Già nel 2016 gli imputati Giacomo e Domenico Romelli furono assolti dal Tribunale di Brescia. La tesi difensiva, pienamente condivisa dai giudici, derubricava la vicenda come legittima difesa. Secondo il racconto dei due uomini il cane avrebbe tentato di aggredire il bambino – figlio e nipote dei due allevatori – costringendoli a reagire per fermarlo.

All’indomani del verdetto Ilaria Innocenti, responsabile Lav area animali familiari, aveva dichiarato: “Una sentenza che ci lascia sgomenti. La crudeltà inedita e documentata dalle fotografie non trova, a nostro avviso, spiegazione nella tesi della legittima difesa”. Il pm, in accordo con l’associazione animalista aveva deciso di ricorrere in appello per non lasciare impunita una simile violenza.

Sentenza confermata

Oggi la sentenza è confermata. Secondo il giudice il cane sarebbe morto dopo la prima bastonata ricevuta e i due uomini si sarebbero scagliati sull’animale solo per impedirgli di attaccare il bambino.

Dunque per la legge non ci fu crudeltà.

Le macabre immagini che mostrano anche i due uomini riposarsi accanto al corpo dell’animale dopo la violenza non sono bastate. Il giudice ha ritenuto il racconto degli imputati sufficiente a far cadere qualsiasi accusa e malgrado ogni evidenza il fatto non sussiste.