Proteste in Sudan

Da giorni in Sudan i cittadini manifestano pacificamente chiedendo di avviare una vera transizione verso la democrazia. Le proteste sono iniziate da quando, l’11 aprile, è avvenuto il colpo di Stato. Ieri, nella capitale Khartum, la manifestazione è stata repressa dai militari con la violenza. Il bilancio finora è di 13 morti e circa 60 feriti, numeri che, si prevede, siano al ribasso. 

Le manifestazioni 

Da due mesi, nella capitale del Sudan, Khartum, la popolazione ha organizzato un sit-in per chiedere l’avvio di una transizione democratica. Nel paese nordafricano, dall’aprile scorso, cioè da quando è stato defenestrato il presidente Omar al Bashir, il potere è controllato da un Consiglio militare.

I manifestanti chiedono il trasferimento del potere dai militari ai civili. Il 15 maggio scorso il Consiglio aveva promesso che, dopo un periodo di transizione di tre anni, la gestione del potere sarebbe passata in mano ai civili. La difficoltà nel definire i dettagli dell’accordo con le forze politiche di opposizione ha portato alla dura repressione attuata ieri dai militari nei confronti dei manifestanti. 

Manifestazioni di massa in Sudan. Immagine: Radio onda d'urto
Manifestazioni di massa in Sudan. Immagine: Radio onda d’urto

La repressione

Così, si sarebbe preferito l’uso della forza e della violenza al dialogo.

Il bilancio della giornata di ieri, sarebbe, finora, di 13 morti e decine di feriti, almeno una sessantina. Le notizie arrivano frammentarie e confuse dal continente africano. Alcuni testimoni dello scontro hanno raccontato ad Al Jazeera che i militari sono armati e hanno usato gas lacrimogeni contro la popolazione. Un altro ha riferito che l’esercito ha bloccato le vie di fuga attorno al luogo del sit-in, poi ha iniziato a sparare sui manifestanti.

Le organizzazioni della società civile, come quella dei Professionisti del Sudan, hanno chiesto aiuto a tutti i cittadini affinché venissero costruite barricate nelle strade per bloccare pacificamente i movimenti dei militari. 

Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell'Unione africana. Immagine: Sito African Union
Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione africana. Immagine: Sito African Union

La condanna

Dure parole di condanna per gli scontri di ieri sono arrivate da più fronti. La coalizione delle forze di opposizione che guidano la protesta, “Forze della Libertà e del Cambiamento“, ha scritto ieri sui social network: “Stando ai primi dati, è salito a 13 il numero dei manifestanti uccisi nella carneficina perpetrata nel sit-in di Khartoum“.

Khalid Omar Yousef, uno dei capi delle Forze, ha fatto sapere che quello avviato dai militari è un golpe contro la rivoluzione. Moussa Faki Mahamat, presidente dell’Unione africana, ha scritto ieri su Twitter: “Condanno fermamente le violenze scoppiate oggi in Sudan e ha portato a segnalazioni di morti e diversi feriti“. Il presidente ha continuato scrivendo: “Chiedo un’inchiesta immediata e trasparente per accertare tutti i responsabili“. Ha, inoltre, invitato il Consiglio militare di transizione a proteggere e a rispettare i diritti dei civili, nell’interesse del Paese e della sua popolazione.

 

Il tweet di Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell'Unione africana. Immagine: Moussa Faki Mahamat/Twitter
Il tweet di Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione africana. Immagine: Moussa Faki Mahamat/Twitter

Anche gli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna e Germania hanno espresso la loro ferma disapprovazione per quanto accaduto ieri. Inoltre, Gran Bretagna e Germania hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una riunione a porte chiuse questo pomeriggio per discutere della situazione in Sudan.    

Immagine in evidenza: Askanews