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Quest’anno cade il 50esimo anniversario dei Moti di Stonewall, data che segna l’inizio simbolico del movimento di liberazione LGBTQ. Quando la comunità omosessuale newyorkese il 28 giugno del 1969 uscì fuori dal bar “Stonewall Inn”, nel Greenwich Village, la richiesta di diritti civili era ancora lontana. Quello che chiedevano era libertà, la libertà di poter vivere la propria diversità senza dover temere che la polizia li arrestasse, senza perdere il lavoro, la famiglia ed essere costretti a vivere come paria nella società. Oggi questa data diventa celebrazione e ispirazione per la strada ancora da compiere. Attivisti e membri della comunità LGBTQ italiana sono pronti a scendere in piazza, come ogni anno, per omaggiare una lunga storia e rivendicare i diritti per una società più equa per tutti.

La comunità LGBTQ lotta per i diritti di tutti

Non è un caso che il claim del Torino Pride, una città che vive una forte ed eterogenea comunità LGBTQ, quest’anno sia “Over the borders” (Oltre i confini). Il 15 giugno nel capoluogo piemontese la manifestazione, la più partecipata territorialmente tra quelle dedicate ai diritti di tutti e tutte, chiederà in questo senso un impegno alla politica concreto. Il manifesto politico, che gli attivisti invitano i rappresentanti politici a firmare, non tratta solo diritti LGBTQ, che certo non sono tanti in questo Paese, ma si apre a tutte quelle forme di discriminazione che toccano persone considerate “diverse” e per questo emarginate.

Con una grande prova di inclusione, che certo da sempre la contraddistingue, la comunità LGBTQ oggi prende atto della chiusura della società e dell’individuo, alimentata da pregiudizi e stereotipi, e rilancia con un progetto che abbraccia tutte le diversità. Si intersezionalizza e propone una visione aperta, nonostante l’opinione pubblica sembri indifferente a temi che tenevano banco solo tre anni fa.

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OVER THE BORDERS: il Torino Pride è quest’anno più che mai dichiaratamente internazionalista e intersezionale. Il superamento di confini, sbarramenti e steccati non è infatti soltanto legato alla liberazione di persone e comunità segregate, compresse o discriminate. La partenza avverrà intorno alle 16.30 in corso Principe Oddone (vicino piazza Statuto) e seguirà il percorso di via Cernaia, Pietro Micca, piazza Castello e via Po per concludersi in piazza Vittorio Veneto. Anche quest’anno il Torino Pride aderisce alla piattaforma Piemonte Pride che questa volta unisce i 5 Pride di Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli. Scopri di più sul Torino Pride sul nostro sito web www.torinopride.it #torinopride #lgbtqi #civilrights #pride2019 #piemontepride #overtheborders #lovers #lgbt #lesbian #gay #bisexual #transexual #turin #italy #picoftheday #instacool #genderfluid #queer

Un post condiviso da Coordinamento Torino Pride (@torinopride) in data:

Nel manifesto politico, oltre alle rivendicazioni di maggiore tutela legislativa per gli individui omosessuali, il Coordinamento del Torino Pride chiede giustizia sociale anche per le altre minoranze marginalizzate, a cominciare dai migranti.

Chi scenderà in piazza il 15 giugno lo farà anche per chiedere una revisione delle politiche applicate ai rifugiati e l’abrogazione del Decreto Sicurezza, oltre al ripristino di un sistema di accoglienza che funzioni. E se un progetto scottante (tanto da essere abbandonato per fini elettorali dalla stessa forza politica che l’aveva proposto) come lo Ius Soli si riaffaccia nel dibattito pubblico è anche per l’impegno della comunità LGBTQ. Una battaglia di civiltà molto sentita, come ci racconta Matteo Menicocci, attivista del movimento gay e autore di una foto che ha fatto molto discutere e che incarna certamente lo spirito del Pride.

L’impegno per una società più forte e inclusiva

Avrei barattato molto volentieri i miei mezzi diritti civili conquistati per lo Ius Soli”, ci ha raccontato. “Prima c’era di più una consapevolezza che i diritti civili andassero di pari passo con i diritti sociali”, continua, “Poi c’è stato un fraintendimento dovuto specialmente a certa politica che ha fatto sì che ci fossero solo alcuni diritti civili, tra l’altro anche molto mascherati, per poi non dare spazio ai diritti sociali. Le persone hanno pensato che l’impegno politico fosse stato messo solo in alcune cose che non andavano a beneficio di tutti. Invece costruire una società dove tutti si sentono più forti e inclusi a mio parere rende la società più forte”. Matteo fa osservare come sia incongruente che “un Paese che conta 60 milioni di abitanti in patria e 60 milioni sparsi nel mondo, perché siamo stati un popolo di migranti e lo siamo ancora” dia “il passaporto italiano ai nipoti degli italiani in Argentina, in Australia o in Canada basta che dimostrino di avere in parte sangue italiano, e poi quel passaporto e la cittadinanza non li hanno chi è nato qui, ha studiato qui. E sono migliaia e migliaia di persone”.

Foto: Coordinamento Torino Pride
Foto: Coordinamento Torino Pride

Il periodo storico che stiamo vivendo certamente influisce sulla marginalizzazione nella società di quelle che sono grandi sfide civili, dall’accoglienza all’accettazione dell’Altro e della sua libertà. La lotta del movimento LGBTQ si evolve per un progresso collettivo, che riguarda altri segmenti isolati o vessati, come i migranti e non solo. “Dagli anni Settanta agli anni Novanta c’era voglia di riconoscimento, anche felicità generale, e l’impoverimento ha portato tutti a vedersi più soli, come individui che si riconoscono poco nella società. Questo perché si ha l’impressione che la società ci tolga qualcosa, che qualcuno ci tolga qualcosa, che sia lo straniero, che sia lo zingaro, che sia il diverso, anche la donna. Oggi in Italia si parla addirittura del decreto Pillon che mette in discussione la maternità”.

La foto che guarda oltre i confini

La voglia di infrangere i confini è certificata anche dal successo di una foto che provoca. È stata scattata a Gerusalemme, il giorno dopo che Matteo Menicocci e il suo compagno avevano subito un’aggressione omofoba. Una città in cui le frontiere sono molto presenti, con posti di blocco e zone vietate che di fatto spezzano lo spazio in mille parti, ognuna appartenente a un diverso credo o a una diversa etnia. Davanti ad una porta turchese, nel quartiere della Moschea della Roccia, Matteo ha deciso di sfidare fili spinati e divieti con uno scatto, anche come reazione ad un atteggiamento di prevaricazione subito sulla stessa pelle la sera prima. “Riccardo (il compagno, nda) si rendeva conto ad ogni scatto che provavamo a fare che la gente era sempre più agitata e mi chiedeva di andare via”, racconta Matteo. “Abbiamo provato a fare questi scatti”, continua, “Ero sul chi va là, c’era gente che ci diceva di andarcene, poi un turista ci ha chiesto se poteva farci lui la foto. Non l’ho fatta pensando che avesse tutto questo successo, certo caricandola sui social sapevo che sarebbe stata vista, è una foto che parlava abbastanza da sé”.

In breve tempo è diventata viralissima. La foto, ci dice l’autore, non parla solo del conflitto arabo-israeliano, per quanto lo faccia: “C’è molto di attivismo anche, l’ho voluta appositamente fare allo scoccare dei 50 anni di attivismo, perché l’attivismo omosessuale è innanzitutto provocazione e penso che quella foto le riassuma un po’ tutte le provocazioni”. Menicocci è stato contattato da diverse organizzazioni di Pride in varie parti del mondo e anche dal nipote di Harvey Milk, storica figura del movimento LGBTQ, per partecipare alla manifestazione di New York. Grazie alla forza di un’immagine che ha inquadrato perfettamente le aspirazioni di molti che sperano in una società più aperta, più inclusiva e più solidale.

50 anni di movimento LGBTQ: una strada lunga da percorrere insieme

Giziana Vetrano, coordinatrice del Torino Pride, afferma lo stesso ideale: “Nel 2019 sono ancora troppe le richieste rimaste inascoltate rispetto i diritti civili e sociali e, per questo, è necessario lottare per ciò che manca e proteggere i diritti e le conquiste che non bisogna dare per scontati”.

Il bilancio di questi 50 anni ci mostra una comunità LGBTQ che continua a lottare in Italia per i diritti civili mancanti, come il matrimonio egualitario e la stepchild adoption, e si fa portavoce di istanze di più ampio respiro. La difesa della legge 194, la rivendicazione di un welfare universale, la  protezione degli spazi aperti della città, la libertà dell’informazione compaiono nel manifesto politico che certifica i grandi passi avanti fatti. La storia del movimento omosessuale e le sue vittorie lo rendono una forza trainante per tutte quelle minoranze che oggi faticano a trovare la propria voce. Questa è il vero traguardo di uomini e donne che nonostante le persecuzioni a cui sono stati e sono tutt’oggi sottoposti sono riusciti a contrastare l’odio per il diverso e ad aprirsi al mondo. La strada è ancora lunga, ma certamente la voglia di combattere per una società più libera e egualitaria è ancora viva e vegeta, con lo stesso spirito di quella notte allo Stonewall Inn.