Auditorio scolastico, Prip’jat’, 2008. Courtesy of David McMillan

Una ferita che brucia ancora. La centrale nucleare di Chernobyl esplose nel lontano 1986 le particelle radioattive si diffusero in tutta Europa. Un danno umano e ambientale che ancora oggi viene ricordato come il disastro nucleare più tragico di sempre.

David McMillan, fotografo senza paura

La stampa mondiale e i fotografi più blasonati si recarono in quelle terre per documentare il disastro. Fra questi David McMillan, che nel corso degli ultimi 25 anni ha visitato più di 20 volte questi luoghi e ci ha restituito un quadro desolante di incuria e abbandono.

Il tempo ha deteriorato gli ambienti, ma tutto (sostanzialmente) è rimasto come prima. Furono circa 350 mila le persone che furono evacuate in fretta e furia dalla zona attorno alla centrale.

Nessuna di loro ebbe il tempo di preparare i bagagli, tutto rimase così. E a distanza di 33 anni, il tempo sembra aver cristallizzato quel momento, documentato da McMillan nel libro Growth and Decay: Pripyat and the Chernobyl Exclusion Zone.

Aula, villaggio di Shipelicki, 1995. Credits by David McMillan
Aula, villaggio di Shipelicki, 1995. Credits by David McMillan

Chernobyl, una desolazione lunga 33 anni

Tanti hanno cercato di raccontare il disastro a parole, ma David McMillan attraverso le sue foto è riuscito a regalarci qualcosa in più. Fotografie che straziano l’anima, che lasciano interdetti e fanno riflettere. Città fantasma in cui non è rimasto nessuno.

Prypiat una volta ospitava 50 mila persone. Un vero e proprio gioiello in Unione Sovietica. Adesso è un cumulo di cemento inanimato devastato dalle intemperie e dai saccheggi.

Zona di Chernobyl, 30 km di deserto

Dopo il 26 aprile 1986, nacque una zona di alienazione di 30 km che include la quasi totalità del nord dell’Oblast di Kiev, l’Oblast di Zytomyr e parte dei territori confinanti con la Bielorussia.

Chernobyl fotografie
Un edificio completamente coperto dalla vegetazione (Credits by David McMillan)

Questa zona era il cuore della Polesia, un territorio occupato dagli Slavi Orientali. 120 mila persone, 90 paesi (inclusi Chernobyl e Pripjat’). Adesso è una sorta di deserto in cui è praticamente impossibile incontrare anima viva, è una cartolina che non invecchia di un passato lontano 33 anni ma che fa ancora male.

Immagine in alto: Auditorio scolastico, Prip’jat’, 2008. Credits by David McMillan