letta di maio

Isolati e in minoranza. In Europa il governo gialloverde rischia di diventare ininfluente e con loro tutta l’Italia. Il Movimento 5 Stelle non trova nemmeno un gruppo con cui allearsi, quindi probabilmente finirà nell’insieme amorfo dei non iscritti, mentre l’alleanza trans-europea dei partiti di estrema destra di Salvini ha visto defezioni importanti, arrivando a contare zero contro la super coalizione di popolari, socialisti e liberali all’orizzonte. Insomma, chi parte incendiario finisce col cerino in mano, e in vista del gran ballo delle nomine, l’Italia rischia di rimanere a bocca asciutta. Secondo indiscrezioni, sembra che Francia e Germania ci abbiano proposto un posto non da poco, la presidenza del Consiglio europeo per Enrico Letta, ma Luigi Di Maio ha detto di no.

Il leader pentastellato e il collega Salvini sperano ancora che ci cada tra le mani il Commissario agli Affari Economici di Moscovici, un’ipotesi risibile per un Paese sulla strada della procedura d’infrazione.

A Letta il vertice del Consiglio Ue, Di Maio: “No, grazie”

Un po’ sembra che la voglia di darsi la zappa sui piedi sia tanta. Secondo quanto riportato da La Repubblica, Enrico Letta sarebbe ben visto dai partner europei per il posto presto vuoto di Donald Tusk.

Purtroppo, il nome dell’ex premier (e solo un ex capo di governo può ricoprire la carica di presidente del Consiglio Ue) sarebbe inviso ai 5 Stelle, che piuttosto preferiscono il nulla.

Se dobbiamo mandare qualcuno a rappresentare il nostro Paese, ci mandiamo una persona che l’Italia l’ha sempre difesa“, scrive su Facebook il vicepremier, “I vari Letta e con lui Renzi, Monti e Gentiloni possono dormire sonni tranquilli. Nessuno li pensa, nemmeno gli italiani!“. La nomina di presidente del Consiglio viene votata a maggioranza qualificata, quindi il professore della rinomata Sciences Po di Parigi potrebbe farcela anche senza il consenso italiano.

Sarebbe però una situazione paradossale.

Chi troppo vuole nulla stringe

Non ricordano i nostri leader controcorrente, o non sanno forse, che l’Italia nell’ultima legislatura ha avuto tre delle più importanti posizioni sulle cinque disponibili: Lady Pesc (Politica Estera e Sicurezza) della Mogherini; presidenza del Parlamento Europeo con Tajani e il pezzo da novanta Draghi alla guida della BCE. Nel nuovo orizzonte politico europeo rischiamo invece di portare a casa un bel niente, se non l’amarezza. I partiti al governo non sono rappresentati a Bruxelles: a combattere per le nomine in scadenza sono il PPE, i socialisti e i liberali, che con una cena a Palais D’Egmont hanno iniziato le trattative. A rappresentare i variegati interessi lo spagnolo Sanchez e il portoghese Costa per i socialisti, il belga Michel e l’olandese Rutte per i liberali e dalla Croazia e dalla Lettonia Plenkovic e Karins per i popolari. Merkel e Macron sullo sfondo a tessere alleanze per sostenere i propri candidati per i posti che contano: la Commissione e la BCE, che si spartiranno Francia e Germania. Italia non pervenuta.

Salvini vuole un commissario economico ma è fantascienza

Fuori dai giochi anche Salvini, che vede l’abbandono del suo progetto di Orbàn (l’ungherese preferisce stare nei tavoli che contano e quindi resta con i popolari); ma anche dell’estrema destra olandese, ultima defezione, e dei Brexiters di Farage. Il Movimento 5 Stelle invece non ha ancora un gruppo all’interno dell’emiciclo, quindi probabilmente scalderà i banchi per i prossimi 5 anni. Difficile in questa situazione imporsi per avere la Commissione dei desideri che spetta all’Italia, che punta all’ufficio economico. Una pia illusione sperare che i partner europei ci concedano quel genere di potere, dato che il nostro Paese va verso una procedura d’infrazione per eccesso di debito, non le premesse migliori per pretendere la guida della politica economica dell’Unione Europea. Ormai siamo agli sgoccioli, entro luglio i giochi dovranno essere fatti e vedremo allora se il machismo istituzionale un po’ insolente dei nostri capi di governo pagherà o se l’Italia finirà nel ripostiglio delle scope di Bruxelles.