graziella viviano abbracciata alla figlia elena aubry

È trascorso un anno a maggio dal drammatico giorno in cui Elena Aubry ha perso la vita in via Ostiense a Roma. Un incidente in moto fatale dovuto alla presenza di numerose buche, un sintomo della patologia che affligge la Capitale.

Elena Aubry, morta per le buche di Roma

Era precisamente il 6 maggio scorso quando Elena Aubry si trovava a bordo della sua moto, una Honda Hornet 600, la sua grande passione. Stava percorrendo via Ostiense a Roma quando, vittima di radici e buche presenti sull’asfalto, la giovane 26enne ha perso il controllo della sua moto.

Oggi arriva una svolta particolarmente importante per l’inchiesta sulla morte della Aubry.

Come filtrato attraverso Il Corriere della Sera, sarebbe stata finalmente rintracciata dopo quasi un anno dalla tragedia l’infermiera che per prima prestò soccorso alla giovane 26enne per poi sparire però nel nulla.

Rintracciata l’infermiera che la soccorse per prima

L’infermiera in questione si trovava infatti anche lei in Via Ostiense il 6 maggio di un anno fa, a pochi passi dalle buche che hanno spazzato via la vita di Elena Aubry. L’infermiera ha assistito in prima persona all’incidente ed è stata la prima ad avventarsi sul corpo della ragazza cercando di salvarla ma poco dopo quegli attimi, era svanita nel nulla.

Da mesi e mesi la Procura di Roma che sta portando avanti l’inchiesta sulla morte della 26enne, si trovava sulle tracce della donna che non è mai stata trovato né identificata nonostante si fosse a conoscenza della sua presenza al momento dell’incidente.

Non sapevo che mi stavate cercando

Da tempo la cercava soprattuto la pm attiva sul caso, Laura Condemi, che sta indagando per omicidio colposo, da sempre convinta che la testimonianza dell’infermiera possa essere determinante per l’inchiesta. Dopo aver passato al vaglio tabulati telefonici e aver chiamato centinaia di persone che avrebbero potuto essere lei, un agente è riuscito ad imbattersi nell’infermiera che non sapeva di essere “ricercata” dalla Procura.

Dopo aver assistito all’incidente e alla morte di Elena Aubry, la 30enne ha infatti innalzato un muro attorno a sé, una corazza volta a farle dimenticare e a non rivivere più quei momenti di profondo dolore e che, nel suo presente, si sono tradotti nella più totale astinenza da qualsiasi tipo di telegiornale e giornale o canale d’informazione. Come riportato da Il Corriere della Sera, la donna avrebbero così giustificato la sua totale inconsapevolezza: “Non sapevo che mi stavate cercando. Momenti drammatici, che mi hanno segnato per sempre. Da quell’istante ho soltanto provato a dimenticare“.

Il muro dell’infermiera

Sempre per questo motivo l’infermiera 30enne non solo si era tenuta ben lontana dai canali di informazione ma non avrebbe nemmeno mai pronunciato una parola, nemmeno in confidenza, sul suo intervento. “Per questo – si legge sempre su Il Corriere della SeraNon ho detto a nessuno di aver tentato di aiutare quella sfortunata ragazza. Appena leggevo il suo nome sui giornali voltavo pagina, appena lo sentivo in tv cambiavo canale“.

La sua intercettazione comporterà la sua inevitabile testimonianza nell’ambito dell’inchiesta, giocando presumibilmente un ruolo particolarmente decisivo. A cercarla, sino ad oggi, era stata anche la madre di Elena Aubry, Graziella Viviano. La donna aveva anche lanciato un appello su Facebook non troppi mesi fa in cui cercava di richiamare l’attenzione di quella donna che per prima aveva cercato di salvare sua figlia.