renata rapposelli

L’omicidio di Renata Rapposelli è avvenuto tra il 9 e il 10 ottobre del 2017. Per la sua uccisione, sono stati messi in manette il 6 marzo del 2018 l’ex marito e il figlio, Giuseppe e Simone Santoleri, con le accuse di concorso in omicidio e occultamento di cadavere. Il processo contro i due è iniziato il 16 gennaio e, nei giorni scorsi, sono state ascoltate due testimonianze che presenterebbero elementi a favore della ricostruzione della Procura.

La testimonianza sulla morte di Renata Rapposelli

Secondo la farmacista di Giulianova, Renata Rapposelli prima di recarsi a casa del suo ex marito e del figlio era molto agitata. Si era presentata in farmacia con un aspetto turbato e aveva acquistato una confezione di tranquillanti per placare lo stato di agitazione in cui si trovava. La farmacista ha dunque confermato che la donna il giorno in cui morì si trovava a Giulianova, in provincia di Teramo, dove risiedono i presunti aguzzini.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Renata Rapposelli, pittrice anconetana di 64 anni, si era recata nella casa in cui vivevano l’ex marito e il figlio perché credeva che quest’ultimo fosse malato. Era stato lui a informarla di non sentirsi bene attraverso un sms. Purtroppo, però, una volta giunta lì, scoppiò una lite familiare che si concluse con il suo omicidio. Secondo la Procura, la lite scoppiò per motivi economici: la donna non aveva ricevuto il pagamento degli alimenti (200 euro) e doveva anche incassare gli arretrati. Questa lite pare che culminò nel suo omicidio con il figlio – descritto dalla ex compagna come un uomo tormentato e ossessionato dal denaro – che la strangolò, aiutato dal padre (anche se questi ha sempre negato il suo coinvolgimento), uccidendola.

La testimonianza sull’occultamento del suo cadavere

Per quanto riguarda invece l’occultamento del cadavere di Renata Rapposelli, nell’aula della Corte di Assise di Teramo, ha testimoniato una vicina di casa dei due aguzzini. La donna ha rivelato di aver notato la sera dell’uccisione l’auto dei due parcheggiata con il bagagliaio rivolto verso la scalinata di casa.

Ciò rappresenterebbe un ulteriore elemento di conferma rispetto all’ipotesi della Procura secondo la quale i due avrebbero trasportato il corpo di Renata Rapposelli con la propria automobile fino a Tolentino, in provincia di Macerata, per poi abbandonarlo lì, in una scarpata, dove venne ritrovato e identificato il 14 novembre del 2017.