bambino in ospedale

Secondo un nuovo studio dell’iniziativa Cochrane, se le acque della madre si rompono prima delle 37 settimane senza contrazioni, sarebbe più sicuro aspettare che il parto avvenga naturalmente invece di indurre il travaglio, come avviene invece frequentemente.

La rottura pretermine delle acque

La rottura prematura pretermine delle acque (PPROM) prima delle 37 settimane di gravidanza può essere gestita in due modi: il travaglio può essere indotto il prima possibile, oppure si può aspettare che il parto avvenga naturalmente.

Nascere prematuramente può comportare molti problemi per il neonato, come difficoltà respiratorie e una lunga permanenza nell’unità neonatale intensiva. Secondo la Società Italiana di Neonatologia, in Italia circa il 10% delle nascite sono premature.

D’altro canto, restare nel grembo della madre può causare infezioni per entrambi, portando a seri rischi di salute ed anche alla morte.

Lo studio della Cochrane

Per trovare una soluzione al dilemma, l’iniziativa internazionale Cochrane ha condotto 12 studi dal 1977 al 2013, includendo più di 3mila donne con PPROM. Le donne, provenienti da 16 paesi, erano tra le 25 e le 37 settimane di gestazione e sono state divise per nascita prematura o attesa del parto naturale.

Lo studio ha evidenziato che una nascita prematura è correlata ad un maggiore rischio di morte del neonato, oltre che a problemi respiratori e ad una più lunga permanenza nell’unità di cura neonatale.

È più sicuro aspettare il travaglio

In conclusione, dichiarano i ricercatori della Cochrane, quando le acque si rompono prima delle 37 settimane di gravidanza, se non sono presenti indicazioni che richiedano un parto immediato, aspettare che il travaglio avvenga naturalmente rappresenta l’opzione migliore per la salute sia del bambino che della madre.