primo piano giorgio faletti

Giorgio Faletti è stato molto più che uno scrittore: personalità poliedrica, ha raggiunto il successo in molte arti. Visse una grande storia d’amore con la moglie Roberta Bellesini, conosciuta a casa di amici nel 2000 durante una partita di calcio. Fu comico, attore, cantate e scrittore. Ha però sempre sofferto di ansia da prestazione, temendo di non essere apprezzato per il suo lavoro. La sua più grande paura:“Aveva il terrore che quello scritto da lui andasse perso”, rivela la moglie.

La carriera in TV e l’esordio a San Remo

Personaggio televisivo di successo, inizia la sua carriera da comico, partecipando a trasmissioni come Drive In (1985) e conducendo Striscia la Notizia nell’edizione del 1991. “Mi piaceva quello che faceva in tv. I suoi personaggi avevano un umorismo che non erano volgari ma raccontavano la vita piemontese”, confessa la moglie alle telecamere di Rai 1.

Successivamente si avvicinò al mondo della musica, pubblicando dischi inediti e scrivendo testi per cantanti come Mina e Angelo Branduardi. Partecipò anche al Festivalbar ed al Festival di Sanremo, arrivando secondo nell’edizione del 1994 con la canzone Signor Tenente, ispirata alle stragi di Capaci e via d’Amelio, aggiudicandosi il Premio della Critica.

La scrittura e l’ansia da prestazione

Fu però la scrittura a lanciare definitivamente la carriera di Faletti.Lui a un certo punto era un po’ scomparso. Pensava di aver esaurito la sua carriera televisiva e credeva di aver dato tutto quello che poteva. Visto che lui era un grande lettore, appassionato di thriller, iniziò a scrivere. Disse ‘voglio scrivere un libro che vorrei leggere”, racconta la Bellesini ospite di una puntata di Domenica In con Mara Venier.

Inizialmente pubblicò alcuni racconti, completando nel 2002 Io Uccido, il libro che lanciò definitivamente la sua carriera, arrivando a vendere 5 milioni di copie solo in Italia e tradotto in 32 lingue. “Un successo anche per lui inaspettato, visto che lui stesso inizialmente si reputava poco credibile, vista la carriera precedente di comico“, racconta la moglie. La quale confessa che Faletti infatti, nonostante la carriera coronata di successi, abbia sempre sofferto da ansia di prestazione, temendo di non essere apprezzato, “non si rendeva conto di essere un genio”.

Le accuse che lo fecero soffrire

Giorgio scrisse infatti il romanzo in soli 3 mesi, racconta la Bellesini a Vieni da Me, recentemente ospitata, e fu per questo accusato di non essere stato lui l’autore, “questo lo fece soffrire molto”. Ebbe un ictus proprio il giorno dell’uscita del libro, costretto in ospedale per 2 mesi, e fu proprio qui che chiese alla moglie di sposarlo.

La malattia e la paura di essere dimenticato

Faletti, colpito da un tumore al polmone che l’ha portato via il 4 luglio del 2014, ha vissuto la malattia insieme alla moglie, la quale ricorda che un giorno, quando oramai aveva capito che non c’era più speranza, le confessò: “Vabbé, a un altro sarebbero servite tre vite per avere le mie soddisfazioni”.

Il suo più grande terrore? Che dopo la scomparsa si dimenticassero del suo lavoro.“Perciò, in maniera quasi ossessiva, porto avanti i suoi progetti, anche se tocco le sue cose e ho sempre dentro un dolore – racconta sempre la Bellesini alla Balivo – Anni fa ho prodotto un suo album. Costringermi ad ascoltare la sua voce è ancora devastante”.

*immagine in alto: Giorgio Faletti. Fonte/Domenica In (frame)