violenza sulle donne

È arrivata oggi la condanna a 7 anni e 4 mesi all’orco di Reggio Emilia, l’uomo di 60 anni che due anni fa venne denunciato dalla sua stessa nipote per abusi indicibili. Il caso era sorto agli onori delle cronache per via della atroce mole di documentazione pedopornografica trovata sul computer dell’uomo, che si era rivelato essere un mostro di atroci proporzioni.

Abusi su tutte e due le nipoti

Per anni aveva abusato e violentato le nipoti, non risparmiando neanche la più piccola, disabile tetraplegica. A parlare delle violenze era stata la nipote 18enne, minorenne all’epoca dell’inizio degli abusi, che si era recata presso l’associazione La Caramella Buona Onlus.

L’associazione si occupa di tutela e assistenza alle vittime di pedofilia, ed ha raccolto i racconti della ragazzina, che si era fatta accompagnare dall’amica del cuore. La giovane, oltre a raccontare delle violenze subite, aveva anche raccontato di aver trovato i video e le immagini nel computer dello zio: a quanto pare l’uomo aveva piazzato telecamere in tutta la casa per poter filmare le nipoti mentre le molestava. Così, la giovane aveva scoperto le violenze subite dalla sorellina, inerme per via della sua condizione di paralisi.

Una testimonianza difficile

Testimoniare, per la giovane, non è stato facile. Il Resto del Carlino, un anno fa, aveva riportato la sua testimonianza: Ero terrorizzata e avevo timore di rimanere sola. Ma anche che nessuno mi credesse. Mi sono sempre trovata in grandi difficoltà per far capire il mio dolore nel contesto in cui vivo ogni giorno“.

Il dramma, aveva raccontato, era divenuto insostenibile nel momento in cui aveva scoperto delle violenze alla sorella: “Come potevo continuare a vivere nella stessa casa con un uomo così, che ha tradito la mia fiducia di ragazzina e addirittura della mia sorellina disabile?

 Spero tanto che la giustizia faccia il suo corso (…) Vorrei essere testimone in futuro, passata questa brutta storia, per aiutare altre bambine che potrebbero trovarsi davanti a un orco”.

Nel processo, La Caramella Buona Onlus si è costituita parte civile difendendo una delle sorelle vittime. L’associazione ha partecipato attivamente alle indagini collaborando con le autorità, dando supporto e informazioni.