Cronaca

Storie Maledette, la disperazione di Ciontoli: “Spero che mi perdonino”

L'uomo accusato di omicidio colposo per il delitto Vannini rivolge un appello ai genitori di Marco, il giovane di Ladispoli ucciso in casa sua, quella notte del 18 maggio 2015
ciontoli antonio

Nella seconda puntata di Storie Maledette intitolata Quel Colpo Che Arriva Al Cuore, dedicata all’omicidio Vannini, Antonio Ciontoli è crollato. Come nel primo episodio a dirigere il gioco è stata la conduttrice, narratrice e giornalista Franca Leosini.

Dopo aver confessato di volere pagare per quanto ha fatto, per il dolore arrecato alla famiglia di Marco, il giovane di Ladispoli morto in casa sua quella terribile notte del 18 maggio 2015, ora Ciontoli dichiara di non avere prospettive per il futuro. Non vede alcun futuro davanti a sé in realtà, tuttavia spera nel perdono di Marina e Valerio i genitori di Vannini.

La notte che cambiò tutto

Quella notte, in cui Marco morì, la vita dei dei Ciontoli cambiò per sempre. “L’ambulanza è arrivata alle 00.45, alle 3.10 Marco muore” ammette l’uomo accusato di omicidio colposo. “Lì il tempo per me si è fermato, sono fermo a quel maledetto 18 maggio 2015, alle ore 3.10. Il tempo, la mia vita, si è fermato a quella data e a quell’orario”.

Ora Antonio non riesce più a trovare una ragione valida se non quella di cercare il perdono della famiglia Vannini. “La mia vita non ha più un senso, son ben consapevole di quanto male ho fatto sia a Marina e Valeria, sia anche ai miei familiari.

Ho condannato anche loro a vivere una vita che non hanno scelto di vivere. Oggi il mio scopo di vita, il mio più grosso desiderio, è quello di cercare un piccolo spiraglio da parte dei genitori di Marco: comprensibilmente ci hanno chiuso tutte le porte, oggi può sembrare utopia ma spero che possano provare misericordia e perdono per me“. Dalla tv le parole di Antonio suonano come un vero e proprio appello.

La condanna di Ciontoli

Il rimorso, il senso di colpa, il dolore sono più pesanti e più inestinguibili di ogni altra condanna per Antonio Ciontoli.

Tuttavia l’uomo si rivolge alla Leosini consapevole che questi sono fardelli che lo accompagneranno per il resto della sua vita.

Questo è il mio fardello, sopravvivere a quel poco che resta della mia dignità, con la consapevolezza che so benissimo quanto può essere incommensurabile questo dolore. Forse posso anche comprendere cosa significhi perdere un figlio, ma aspetto con principio di vita la loro misericordia e il loro perdono. Sono qui. Non sarà la condanna materiale o la condanna penale a fare stare meglio le persone, sarà quella che porterò dentro vita natural durante. Io sono pronto: io oggi non riesco a vedere domani, oggi posso dire che quello che sento è quello che ho appena detto“.

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