Ayatollah Ali Khamenei

Dopo l’attacco a due petroliere nel Golfo di Oman che ha fatto salire alle stelle la tensione tra la Repubblica Islamica e gli Usa, l’Iran ha mantenuto la promessa espressa con l’ultimatum che aveva lanciato all’Unione Europea e, dopo 60 giorni, aumenta la percentuale di arricchimento dell’uranio dal 3,67% al 5% per “attività pacifiche“, come ha spiegato un consigliere dell’Ayatollah Ali Khamenei. Una decisione che rischia di far di nuovo salire la tensione internazionale alle stelle. La reazione di Londra, Berlino e Parigi non si è fatta attendere e, in comunicati separati, le potenze hanno espresso disapprovazione e chiesto all’Iran di fermarsi.

Nuovo ultimatum all’UE dall’Iran

Nella persona del viceministro agli affari esteri, Abbas Araghchi, l’Iran ha annunciato di volersi smarcare sempre in maggior misura e gradualmente dall’accordo di Vienna del 2015 che era stato siglato dalla Repubblica Islamica con la Germania, la Francia, il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Cina e la Russia.

Dall’anno scorso, è salita la tensione con il Paese del Medio Oriente a causa della decisione degli Stati Uniti di non rispettare l’accordo di Vienna varato nel 2015 e aumentare le sanzioni contro l’Iran, misure che hanno finito con il danneggiare l’economia della Repubblica Islamica. Come riporta La Presse, in sostanza, l’Iran invita la Ue a salvare l’accordo siglato nel 2015 garantendogli la possibilità di esportare petrolio in Europa aggirando le sanzioni degli USA.

Per questo motivo, Mohammad Javad Zarif, il ministro degli Esteri iraniano, si dice disponibile a tornare al rispetto dell’accordo sancito nel 2015 se l’UE agirà nel rispetto di quell’intesa concedendo al Paese di procedere con le esportazioni (principalmente di petrolio). Il suo vice, Abbas Araghchi, ha lanciato quindi un nuovo ultimatum all’UE affinché venga trovato un accordo sulle sanzioni imposte al suo Paese dicendo: “Speriamo di trovare una soluzione, altrimenti, tra 60 giorni, inizieremo la terza fase“.

La dura reazione di Londra, Berlino e Parigi

Contro l’aumento del livello di arricchimento dell’uranio dal 3,67% al 5% in Iran, si sono espresse le 3 potenze UE che hanno siglato l’accordo di Vienna con l’Iran. La reazione di Germania e Francia si colloca sostanzialmente sulla stessa linea. In particolare, la Germania ha esortato la Repubblica Islamica a “fermare tutte le attività non compatibili con i suoi impegni e a fare marcia indietro“.

Dal canto suo, Londra ha assicurato di aver già avviato i colloqui con gli altri Paesi firmatari dell’accordo siglato nel 2015 per trovare una soluzione: “L’Iran fermi immediatamente tutte le attività che violano l’accordo sul nucleare. Ci stiamo coordinando con gli altri partecipanti dell’accordo sui prossimi passi da fare sulla base dei termini del patto, tra i quali una commissione congiunta“. Nonostante sia necessario arrivare a un livello di arricchimento dell’uranio del 90% per realizzare la bomba atomica, secondo il premier di Israele, Benyamin Netanyahu, questa azione dell’Iran ha proprio questa finalità e, per questo motivo, il leader chiede all’Europa di ripristinare le sanzioni antecedenti all’accordo del 2015.

La dura reazione di Donald Trump

AGGIORNAMENTO DELLE 16,49 – Il presidente degli Usa, Donald Trump ha espresso la sua totale disapprovazione per la decisione dell’Iran di innalzare il livello di arricchimento dell’uranio dal 3,67% al 5%. Come riporta Adnkronos, il presidente americano ha detto: “E’ meglio che l’Iran stia attento“. Donald Trump ha poi spiegato che la decisione sarebbe stata presa dall’Iran per “un’unica ragione“, non rivelando tuttavia a cosa si riferisse e dunque rifiutandosi di approfondire la sua affermazione.

*Immagine in alto: English Khamenei